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Addio monti sorgenti dall’acque

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Storie di vita vissuta, ovvero il grande palcoscenico del mondo

Addio monti sorgenti dall’acque ed elevati al cielo cime inuguali note a chi è cresciuto tra voi

Quando si è costretti, per una qualche ragione ad andare via di lì. Altri monti ci aspettano, saluta pure la casa nativa nella quale hai imparato a riconoscere il rumore dei passi di tua moglie e dei tuoi bambini. Dio non turba mai la felicità dei suoi figli se non per prepararne una più grande.

Nulla è come prima. La mia vita, è tutto cosi diverso, cambiato nel peggiore dei modi. In pochi mesi, tutte le mie certezze, le sicurezze su cui era basata, sono svanite in pochi istanti, cancellate per sempre.  Cosa può fare una donna come me, tutta casa e famiglia. Da sempre ho solo badato ai miei figli e a mio marito. Non ho fatto altro. Cosa posso fare  di fronte alla perdita di  una persona cara… Quella persona cara è mio marito. Lo è stato per venti anni. Solo venti anni. Non sono poi cosi tanti.

Quello che mi rende triste, è la consapevolezza, che ormai il momento è quasi arrivato, e io, non posso fare nulla per impedirlo, per evitare che ciò accada. Posso solo stargli vicino, perché non possa mai sentirsi solo, tenergli la mano e trasmettergli il mio affetto, aiutarlo nei movimenti, perché ha molta difficoltà a muoversi. Ma tutto questo è sufficiente? Potrei  fare di più? Ma cosa? Non so nemmeno più parlargli. Non trovo le parole. Non mi vengono. Vi scrivo perché penso che condividere con qualcuno questo momento mi da la speranza che possa aiutarmi a superarlo.

Poche righe, per sfogarmi di tanti giorni di immenso dolore, di tante lacrime versate, di notti insonni, di solitudine ma, soprattutto, di completa impotenza contro la morte. La fede mi aiuterà? Forse, ma non la trovo: il tempo… si forse il tempo lenirà il mio dolore.

Mio marito è’ stato operato da pochi mesi da un tumore, un’operazione curativa ma non risolutiva, purtroppo. Forse un modo come un altro per dire ti allunghiamo un po’ la vita. Sono passate due settimane dall’intervento e dopo una ripresa iniziale ed un miglioramento dello stato di salute, come previsto, anche i medicinali ormai non fanno più nessun effetto, nonostante l’aumentare delle dosi, ed il fisico ne risente sempre più, diventando ogni giorno che passa sempre più debole.

Ogni piccolo movimento, diventa uno sforzo sovrumano, ogni azione compiuta con regolarità ed abitudine ormai diventa quasi impossibile, anche il semplice mangiare o bere un bicchiere d’acqua, vestirsi o lavarsi, non è più possibile da fare senza l’aiuto di qualcuno. Così, mi fissa negli occhi, e li vedo vivi… si mi sembrano vivi e leggo anche la tristezza per dover avere bisogno di altri, lui, che era così forte, pieno di sé, una persona autonoma che non chiedeva mai nulla. Quando vado via, gli stringo forte le mani e lo saluto con un abbraccio, con la promessa di vederci il giorno dopo… e lui mi saluta dicendomi: <sai ho ancora tante cose da fare, ma il mio fisico non mi sostiene> , mi sono sentita morire dentro. L’ho salutato con un sorriso, ma era veramente un sorriso? Gli ho detto che non è ancora detta l’ultima parola, che domani starà meglio… Vi saluto con la speranza che domani sia veramente migliore. (Olga di Genova Marassi)

“La mia vita” una delle più importanti opere narrative dello scrittore russo Anton Čechov,  pubblicato per la prima volta sulla rivista Niva, nei mesi di ottobre, novembre e dicembre del 1896.

Anton Cechov narratore e drammaturgo/

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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