Prove d’Autore

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lo spettacolo da scrivere

Book Cover: Prove d'Autore

Non so se è possibile insegnare la costruzione di un testo drammatico. Esistono tecniche oggettive di come si forma un testo di teatro ma sono convinta che esistono tante tecniche, tanti modi quanti sono gli autori. Per questo “Prova d'Autore” non vuole essere un saggio semplicemente didattico ma anche un percorso che, tra tecnica ed esperienza vissuta, possa rappresentare un'occasione per migliorare il proprio lavoro, professionale o meno. Una sorta di vademecum per riflettere ma anche contemplare la passione per la scrittura, come tesoro vivo all'interno del nostro Spirito.

Excerpt:

L'Autore e il suo testo

Il rapporto autore-testo ha molto a che fare con certe leggi della fisiologia, è libertà in movimento, è  un'idea che cresce. Ogni autore ha una sua visione del mondo che, in parte, è determinata dall'esperienza e dal vissuto, da ciò che ha visto e magari subito. Senza contare che spesso le idee e la loro realizzazione, possono affacciarsi alla ribalta dopo decenni. Anzi, prima ancora delle idee troviamo embrioni, immagini abbozzate, vestite di qualcosa che non sappiamo cos'è, immagini germinali che si rivelano  gradualmente, parole che trovano un senso quasi casualmente. L'idea teatrale non arriva mai nella testa sotto questa forma. Sollecitazioni, pensieri che si affacciano e se ne vanno per ritornare sotto altre forme, fanno si che dramma, opera teatrale, di cinema o di TV si somiglino molto. E' come la Minerva che nasce già vestita e armata dalla testa di Giove.

APPROFONDISCI

Dunque, non si ha mai di uno spettacolo teatrale, un'idea astratta; non possiamo dire “adesso scrivo un testo sul Terzo Mondo”. Questo è proprio il modo contrario di cominciare perché, partendo da una ricerca seria, con tutte le informazioni storiche e sociologiche necessarie, si potrà scrivere un saggio sul Terzo Mondo ma non un testo di teatro. Nella creazione di un'opera teatrale concorrono fattori misteriosi, schegge di ricordi che magari risalgono all'infanzia, pensieri rimossi che rinascono dal nulla perché nulla si cancella nella nostra esperienza. Tutto resta immagazzinato nella cantina buia che chiamiamo subconscio, luogo dove i pensieri maturano e dormono, in attesa di germogliare gran parte delle nostre fantasie artistiche che sono quasi sempre immagini, mai idee. Che sia teatro o cinema, si tratta sempre di raccontare e mostrare sentimenti, un “plot”, un filo rosso che corre lungo la commedia o il film. A volte siamo suggestionati da idee o immagini che ci perseguitano e che non sappiamo dove collocare, magari è possibile addirittura in lavori successivi. Mi raccontava Nino Manfredi, nei lunghi anni di collaborazione con lui, dell'immagine di una notizia di cronaca che a volte gli attraversava la mente. “Poi, rimase da qualche parte, in me, per venire fuori quando fui co-sceneggiatore in Pane e Cioccolata, di Brusati, e dove interpretavo Giovanni Garofoli, cameriere emigrato in Svizzera.Mi balenò in mente la notizia di cronaca, riferita ad alcuni italiani che lì dormivano in un pollaio, di ampie misure certo. Così quel ricordo lo proposi in modo grottesco, una sorta di salotto degli sfruttati che erano inconsapevolmente felici di tanto comfort...Ecco, alla scena, sia cinematografica che teatrale, ci si arriva per istinto, per sensazioni ma certamente non per una logica precisa. Naturalmente c'è sempre un'idea generale ma le scene più significative non nascono che come massi vaganti che galleggiano nella fantasia e nei sentimenti. Solo noi potremo decidere la loro collocazione, a patto di distaccarci, nel corso del lavoro, dal giudizio del pubblico al quale non importa niente dei procedimenti, non li conosce e non gli importa molto di conoscerli. Il pubblico vuole essere preso, conquistato emotivamente, sentimentalmente dalla scena che osserva. All'autore è permesso mescolare genere tragico e comico, ironizzare e sbeffeggiare il serio e rendere serie le cose leggere, a condizione di tenere il pubblico in attenzione, perché ha ragione Voltaire quando afferma che  tutti i generi sono ammessi, tranne il “noioso”. In definitiva, le persone che escono da teatro o dal cinema, devono aver assistito ad un lavoro che li trovi non più identici a come sono entrati e che, in qualche modo, l'essere stati spettatori abbia inciso sul loro riflettere sulla vita, sia pure in minima parte.

COMPATTA
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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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