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Competitività e concorrenza

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Il teatro come si rapporta alla concorrenza? La parola designa univocamente un concetto e manifesta un intento chiaro ed evidente.

Provate a condurre nello stesso luogo, meglio se al chiuso o comunque in uno spazio limitato, un centinaio di persone; non passerà un’ora che li vedrete formare dei gruppi, ognuno dei quali avrà un proprio atteggiamento mentale ben distinto dagli altri, poiché ognuno è attratto reciprocamente dalle qualità simili possedute dall’altro. E allora? … ci si chiederà, a Roma direbbero “e sti cazzi?”

In realtà quanto sopra descritto è interessante se ci si pone la domanda: come può il teatro competere? Potrebbe non volerlo fare ma ammettiamo per un momento che lo voglia fare. Competere con chi? Prima di rispondere, è opportuno chiedersi cosa si vuole intendere qui con il termine “competizione”, immaginando di trattare la questione con una certa freschezza in modo sano e non deteriorato e furbetto. Non lotta fra persone o gruppi, dunque, che cercano di superarsi e di conquistare un primato, non vincere a tutti i costi ma competizione che è autorevolezza, la quale a sua volta si veste di competenza, stile, dignità e passione.

La parola designa univocamente un concetto e manifesta un intento chiaro ed evidente che non lascia spazio a dubbi di sorta: e cioè l’essere in grado di competere, di affrontare una qualche concorrenza. Che esista, nella società attuale, una qualche forma di competizione è cosa scontata. Lo è in ogni ambito lavorativo, sociale ed educativo ritenuto da tutti in qualche modo necessario ed inevitabile. Nell’odierna società, infatti, si va (o si cerca di andare) alla ricerca del migliore: un buon curriculum, una laurea conseguita con voti migliori determina un limite sottinteso nell’entrata nel mondo del lavoro (oltre alla scarsità dei posti di lavoro s’intende). Tutto questo, sviluppa una competitività e un livello culturale più elevato. Ciò (l’esser competitivo) implica inoltre il desiderio di elevarsi e spingersi verso mete più lontane con piena soddisfazione di se stessi.

Ed eccoci al punto: con chi dovrebbe competere? Per esempio, con la televisione. Perché no? Se la televisione ti chiede di rimanere in casa, il teatro ti chiede di uscire. Ma “uscire” devono anche gli attori; non più, quindi, il teatro come spazio ideale di rappresentazione, ma conquistare ogni angolo, ogni piazza, ogni strada della città o paese.  Il teatro esce dal teatro. Questo può anche non piacere. In fondo, si dice, il teatro non è qualcosa che ha a che fare con la moltitudine (nel senso letterale di molti) e questo è indubbio. Una volta lo era, oggi non più.

Ora, si sostiene (molti lo fanno) che un “teatro degno di questo nome non è mai soltanto un mero contenitore di spettacoli (pur riconoscendone l’ineluttabilità è ovvio) ma è anche e soprattutto un ambiente, una enclave, dove la cultura e l’arte diventano un modo di vivere, di stare insieme, di accogliere, di fare comunità”. Non sto dicendo che è sbagliato, ci mancherebbe, ma quasi quasi, che si voglia intendere … un mondo “a parte”? Un mondo dove molte cose sono importanti ma non tutte allo stesso modo e dove molti sono apprezzati ma non tutti allo stesso modo? Sembrerebbe di si. I libri, per esempio, si, ma solo “certi libri” così come gli studiosi e gli intellettuali ammirati e graditi ma solo alcuni non tutti.

Il Teatro è veramente una bottega d’arte e in quanto alla nota affermazione di Eugenio Barba (di cui tutti abbiamo grande stima e rispetto) secondo il quale “il teatro è insopportabile se si riduce solo allo spettacolo”, bisognerebbe ricordare un’altra affermazione di un “tipo” altrettanto noto secondo cui “tutto il mondo è un palcoscenico” e dove c’è un palcoscenico c’è spettacolo e nient’altro.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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