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Criteri burocratici amministrativi

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i piccoli e devastanti giochi psicologici del teatro italiano

I criteri burocratici amministrativi, cosi necessari all’organizzazione degli uffici e dei servizi e alla gestione dei rapporti di lavoro e impiego vogliono avere sempre un carattere strumentale rispetto al conseguimento degli obiettivi e dei programmi adottati dagli organi di potere. I regolamenti intendono fissare “buone regole”, cioè modelli di comportamento, attesi o vietati, di carattere generale, da adottare all’interno dell’ente, capaci di incidere sull’organizzazione e di guidarla. Sarebbe un buon motivo, se le regole fossero davvero comprensibili, chiare, non ridondanti. Il “principio dell’economia”, non riflette, forse, la necessità di agire con parsimonia nella regolamentazione e, laddove necessaria, con il minor numero di regole e di enunciati? Naturalmente si. Ma poi, tutto continua a muoversi secondo gli stessi criteri. Cioè, al modo o con la mentalità dei burocrati.

Costoro, ininterrottamente annoiati, si sono costruiti un nido tra la polvere del palcoscenico, e nulla sanno di come un cespuglio è sufficiente a trasformare una stanza in una foresta o una spada a cambiare il carattere di un contadino in un soldato. Non possono neppure pensare, o immaginare come possibile, che due attori, se lo vogliono, possono ricreare il frastuono, le grida e la confusione di una battaglia, cavalcare a dorso di un destriero scuro come grandi generali.

Ci piacciono anche gli spettacoli corali, anche se, economicamente, ormai pressoché impossibili da realizzare. Grazie Sig. burocrate.

Forse è per questo che il teatro italiano, strumentalmente creato con criteri burocratici ed amministrativi, si trova ancora a raccontare i piccoli e devastanti giochi psicologici, fra questo e quello. Giovani non più motivati ad uscire di casa e trovare la propria indipendenza preferendo vivere con i genitori fino all’età adulta e mogli trascurate dai mariti, con un passato fatto di momenti dolorosi a mai risolti che sempre si ripropone e mai ci si libera. E i personaggi, sempre definiti “simbolici”, e dunque, mai veri, trascinano lo spettatore nella loro vita noiosa e abitudinaria. Padri remissivi e madri arcigne, raggiungono il nostro apparato olfattivo pronti a reagire chimicamente con i nostri recettori. Per capire la velocità con la quale tutto ciò accade occorrerebbe fare riferimento ai meccanismi di trasporto di un gas dentro un altro. Trasporto turbolento per diffusione molecolare, ovvero il cosiddetto “moto stocastico delle singole molecole/particelle nel fluido che le ospita”. Non è una parolaccia, deriva dal greco “stochastikós”, cioè aleatorio.

Una domanda: quanti teatri ospitano per lungo tempo un singolo spettacolo per un periodo che va da qualche mese a molti anni, a seconda della popolarità?

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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