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Cultura e Impresa

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Quali sono le possibili declinazioni del binomio cultura e impresa. Visto che le organizzazioni culturali stentano, ancora oggi, ad essere gestite secondo una logica imprenditoriale, la domanda che ci si pone è, come fare e quali strade intraprendere affinché gli operatori del settore culturale siano sempre più imprese, e le realtà attive e produttive nel comparto culturale diventino organizzazioni capaci di ragionare secondo logiche di mercato e di trovare valore e sostenibilità fuori dal meccanismo sussidiato.

E’ immaginabile, ad esempio, una totale defiscalizzazione (al 100%) per le imprese che investono in cultura e spettacolo? E’ immaginabile cancellare (al 100%) ogni forma di tassazione per le aziende che lavorano in quest’ambito? Esistono o no, modelli innovativi che stimolino una maggiore collaborazione tra i privati e la cultura? E quale deve essere il rapporto tra pubblico e privato? E ancora; il fine ultimo della cultura non è, evidentemente, produrre denaro, ovvero profitto (ma il denaro è essenziale per produrre cultura) ma benefici (intangibili non c’è dubbio ma non meno importanti) quali il senso di appartenenza ad una comunità, la qualità della vita, la conoscenza delle proprie radici, la socializzazione, la tolleranza, la cooperazione. La cultura è l’insieme dei sogni e dei lavori che mirano alla totale realizzazione dell’uomo, ebbe a dire Denis de Rougemont. Se dunque non c’è soluzione alternativa a un settore fortemente sovvenzionato, dovremmo immaginare che chiunque professionalmente se ne occupi, dovrebbe avere possibilità di accesso a detti sussidi; a meno che non si voglia delegare a questa o quella commissione il compito di decidere quale progetto sia buono e quale cattivo. Altra questione interessante è il rapporto tra cultura e innovazione. Cosa vuol dire, esattamente, parlare di innovazione.

Per definizione è quel cambiamento che genera progresso sempre, con il solo e unico scopo di raggiungere risultati positivi e mai negativi. Spesso si dice che“l’innovazione è un processo culturale prima che tecnologico e, quindi, prima di innovare occorre individuare,tracciare e delineare le linee dell’innovazione”. E’ possibile un cambiamento strutturale nel settore culturale? Quali (ammesso che ce ne siano) i percorsi innovativi da seguire. E quali i costi da sostenere. Ampliare i servizi offerti? Creare una nuova realtà distributiva del prodotto culturale, ovvero nuovi metodi di distribuzione e promozione dell’offerta? O più semplicemente fare in modo che il pubblico possa “consumare” il bene culturale, il frutto della creatività, cosi come gusta un gelato? In questo caso dovremmo ripensare e riformare tutta la struttura urbanistica delle nostre città e non sarebbe cosa facile da ottenere.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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