Forti e belli, proprio come la distribuzione teatrale

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Un network per lo spettacolo?

Creare reti di relazione per affrontare al meglio la distribuzione teatrale. Un network per lo spettacolo? E’ questa la soluzione? Di fatto, esistono.

Stimoli e suggerimenti in tema di rapporti con e fra operatori dello spettacolo in un’epoca che quanto a conflitti ha ben poco da imparare da qualsiasi altro periodo storico, per ottenere e dare concretamente energie suppletive alla nostra esistenza. L’utilizzo consapevole di una rete di relazioni (non virtuale, in altre parole possedere un biglietto della lotteria non ci fa vincitori) per raggiungere un miglioramento personale. La nostra capacità di produrre risultati è senza dubbio legata alla nostra rete di conoscenze. Di cose, nozioni, luoghi, pensieri. Soprattutto persone. Siamo cosi diversi che raramente le nostre comunicazioni ottengono gli effetti voluti, solo perché il messaggio viene filtrato da altri individui che non conosciamo e non ci conoscono.

Ciò di cui il “sistema teatro” (espressione alquanto curiosa, ma non se ne trovano altre, al momento) avrebbe bisogno, è di persone creative, capaci di innovare il settore con nuove idee e proposte. Ne abbiamo estremo bisogno. Ci sono, giovani, molto spesso, che pur stando fuori dal sistema di potere si muovono con grande competenza all’interno di un mondo, come quello culturale, che vuole idee e gente nuova che possa contribuire attivamente alla creazione di nuove opportunità. Il pubblico cambia, ed è inevitabile che questo accada e il teatro deve cambiare. Non nel senso di riprodurre esattamente il gusto e le tendenze che i tempi impongono, ma rendersi confrontabile con un pubblico che chiede altro.

Abbiamo la possibilità, abilità e competenza per stare sul mercato? Soprattutto, in cosa consiste questa capacità? La disposizione di individuare e conoscere il proprio pubblico e con questo creare prodotti idonei a richiamarlo. Chi ha poche risorse, dovrà prendere una posizione riguardo a questo problema se vorrà prendersi la sua fetta di mercato. Quanto più interesse questa caratteristica specifica susciterà nel pubblico, tanto più sarà forte la capacità di stare sul mercato della compagnia stessa.

Esiste un mercato? Questo è il fulcro della questione. Possiamo “stare sul mercato” se esiste un mercato in cui stare. Per chi è al di fuori del sistema clientelare della distribuzione teatrale, non resta altro che le conoscenze personali, le piccole e buone occasioni da ritagliarsi con cura e fatica. Il “sistema teatro” non è più quello che era, ma non è diventato quello che potrebbe essere, un sistema produttivo in grado di creare ricchezza e lavoro. Tenuto in piedi da un assistenzialismo improduttivo e spesso dannoso.

Eliminare completamente i finanziamenti pubblici a tutti, sarebbe un atto di grande coraggio e una possibilità da prendere seriamente in considerazione. Ridurli, quantomeno, alle pure spese vive dei luoghi e della comunicazione. Tutto il sistema (possiamo stare tranquilli) si risanerebbe da solo e in poco tempo. Le realtà parassitarie verrebbero a mancare. Naturalmente il discorso è molto più complesso di quanto qui, si dice. Come per esempio, una serie di misure atte a defiscalizzare completamente chi volesse sponsorizzare o investire. Abbattere la pressione fiscale, al contempo, soprattutto per quanto riguarda l’impiego di fattori produttivi, beni e lavoro. Non da ultimo bisognerebbe riformare completamente il mondo dei contratti di lavoro che non rispecchiano minimamente le esigenze reali del mercato. Infine, la burocrazia. Chi potrebbe farlo?

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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