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Educare al teatro

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Prima di educare al teatro, ci chiediamo “cos’è il teatro”? Una domanda, tutto sommato, piuttosto stupida e noiosa, non è vero? Di solito chi la pone sottintende nella maggior parte dei casi, “denaro, finanziamenti pubblici”. E’ una buona domanda, s’intende, anche se chiederselo di tanto in tanto non è affatto fisiologico come da più parti si sostiene, ma arreca più che altro, pena e angoscia. D’accordo, tutti i grandi hanno dato la loro risposta: da Grotowski a Ronconi, Eduardo De Filippo e Peter Brook e molti altri come William Shakespeare, Victor Hugo, Federico Garcia Lorca, Bertolt Brecht, Arthur Miller, Louis Jouvet, Antonin Artaud.

Tormento perché non dalla gente di teatro cerchiamo risposta, non della loro irresistibile passione si vuole parlare, non dell’ardore e la frenesia che li spinge ad accettare una condizione di assoluta incertezza. Infatti, cosa possono offrire, quali possibilità lavorative, quali opportunità di guadagno possono dare le centinaia di scuole, accademie e corsi teatrali disseminati qua e là lungo la meravigliosa penisola che chiamano Italia, culla d’arte e cultura per i suoi celebri monumenti, chiese, fontane, giardini, fori, necropoli, palazzi e pinacoteche. Non solo città importanti ma anche il borgo sperduto sul cucuzzolo della montagna, reca tracce di un passato importante che va dall’età antica attraverso il grande rinascimento e il barocco fino all’età moderna. Quante mani “la bocca della verità” (il mascherone di Roma) dovrebbe troncare di netto, di fronte a tanta menzogna con cui è gestito un siffatto patrimonio?

La domanda da farsi è: che diavolo sta facendo il pubblico seduto lì, in sala al buio? Che cosa, una persona ottiene dal teatro che non può trovare altrove? Che tipo di esperienza fornisce ad uno spettatore, l’andare a teatro. Quanto puoi parlare e ricordare di quello che hai visto nelle settimane successive, e se quella performance fa parte degli accadimenti piacevoli e interessanti della tua vita.

Le aziende dovrebbero continuare a estendere l’esperienza di teatro al di là della durata dello show.

Andare a teatro non è più un’abitudine, semmai un fatto occasionale, ma se si fa precoce la partecipazione al dramma, se può essere sostenuta e approfondita dalle reti familiari e sociali, allora ci sono buone probabilità di mettere il teatro in cima ai propri interessi. Un modo per farlo è quello di dare ai bambini la loro prima esperienza di teatro, come partecipanti e spettatori. Un suggerimento intelligente. L’idea di esporre i bambini alla musica e all’arte, si dice, svilupperà in loro sia l’artista che il pubblico. In effetti utilizzare il sistema educativo può rivelarsi il motore principale per coltivare drammaturghi, attori, registi ecc.

Il punto è che tutti vogliono insegnare qualcosa ai bambini e vogliono farlo in fretta, il prima possibile. L’educazione stradale è una cosa intelligente, insegnare le norme del codice stradale nelle scuole di ogni ordine e grado. I destinatari sono sempre loro, i bambini e i ragazzi, per i quali si ritiene utile e opportuna la conoscenza dei segnali per andare in giro a piedi, in bici o in motorino, con la dovuta attenzione. Che dire poi di una buona e sana alimentazione, insegnare a come mangiare bene e sano. Dove mettiamo la tecnica per camminare correttamente: non è qualcosa da insegnare anche questo ai bambini? La postura giusta dei piedi, tenere la testa dritta e lo sguardo rivolto in avanti: collo e spalle rilassate, schiena verticale non arcuata, braccia libere che seguono il movimento delle gambe, addominali leggermente contratti e il piede che scorre dal tallone alla punta. E poi, tante altre cose: il rispetto delle regole, un po’ di educazione civica, l’autostima, l’inglese. Nella società attuale, il figlio, molto spesso, è la risposta narcisistica ad alcuni bisogni dell’adulto, le regole del genitore non sono altro che indicazioni su come è, cosa e come si deve fare. Il bambino è quello che deve realizzare un’aspettativa. Ora, tutto questo, non posso farlo anche a 50 anni, 60, 80 a ogni età?

Tornando al teatro, si parla di corsi di arte e cultura da tenere nelle scuole elementari, ma a causa di tagli di bilancio più che assumere si licenziano insegnanti.

Qualche tempo fa è stato annunciato che il cinema e il teatro sono finalmente arrivati nelle scuole. È il frutto dell’accordo firmato dal ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e da quello dell’Istruzione, Stefania Giannini. Un protocollo d’intesa che prevede attività di promozione del linguaggio e della cultura cinematografica e teatrale nelle scuole.

La notizia (vecchia ma pur sempre attuale) è che il MIBACT e il MIUR, grazie a questo accordo, incoraggeranno la pratica teatrale, cinematografica, artistica e performativa nelle scuole, sia come esperienza formativa e creativa, sia come strumento di educazione al linguaggio artistico ed estetico e dare così seguito a quanto già stabilito all’interno del decreto “la buona scuola”. 

Cultura e istruzione sono due capitoli che si integrano. È in quest’ottica che i ministri Franceschini e Giannini hanno presentato due concorsi rivolti agli studenti sui temi del cinema e del teatro – «Ciak! Si studia» e «Scrivere il teatro» e hanno promosso le iniziative che in ambito teatrale e cinematografico i due ministeri realizzeranno per il 2016 e in particolare rivolte alla promozione della giornata mondiale del teatro (27 marzo), della giornata del contemporaneo (15 ottobre), della giornata mondiale del patrimonio audiovisivo (27 ottobre). 

Più che un atto formale è un atto sostanziale – ha commentato Giannini – questo accordo è la testimonianza che all’interno del nostro governo abbiamo la stessa visione, in particolare con il ministro Franceschini. Le scuole sono andate molto spesso a teatro e al cinema, noi oggi portiamo il cinema e il teatro dentro la scuola. Soprattutto cerchiamo di portare un cambiamento culturale che riguarda studenti e insegnanti e significa dare a entrambi la possibilità di rendersi protagonisti della costruzione di quella che sono le sintesi di tutti i linguaggi: il teatro e il cinema.

Con questo accordo abbiamo cercato di rimediare ad uno dei ritardi che nel nostro Paese ancora ci sono – ha commentato Franceschini – riavvicinare il pubblico al cinema e al teatro era quindi inevitabile, a cominciare dalle scuole. Il decreto legislativo della `buona scuola´ prevede tra le materie, non solo il ritorno della storia dell’arte ma anche l’introduzione del cinema e dell’audiovisivo che non sono mai state prese in considerazione a livello ministeriale prima d’ora. Anche la card di 500 euro da spendere esclusivamente per cinema, teatro e musica, ai diciottenni neodiplomati va in questa direzione. 

Fuffa!!! Che altro?

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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