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Esercitare la critica

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Il pezzo che segue, è la risposta di Marcantonio Lucidi al commento di una lettrice. Al di là dello spettacolo recensito a cui il commento si riferisce è una interessantissima (per quanto breve) disquisizione su una questione importante come la critica. Da leggere!

Mi fa delle domande che entrano nella questione su come si esercita la critica. Tenendo conto che alcuni aspetti richiederebbero dei trattati, proverò a rispondere sinteticamente: io faccio una distinzione fra il testo e la messinscena, ossia fra scrittura drammaturgica e scrittura scenica. La distinzione è utile ma pericolosa e ha dato luogo in passato a vere nefandezze, va usata con giudizio. D’altronde gli strumenti concettuali vanno tutti manipolati attentamente perché non sono neutri. Quindi non amare un dramma non significa automaticamente contestare il suo allestimento. Su Youtube si trovano esilaranti pezzi di Vittorio Gassman che recita il menù del ristorante o le analisi cliniche. E fin qui le cose sono abbastanza semplici. Più complessa è la questione della critica e di come, a mio avviso, si fa. Il critico non dovrebbe recensire secondo il suo gusto personale. Il gusto per me è un orrendo vizio borghese. Osservare uno spettacolo criticamente significa verificare la coerenza stilistica, estetica, poetica, tecnica della messinscena, la tecnica e l’arte dell’attore, l’apporto delle altre diverse competenze tecniche ed artistiche – scenografie, costumi, luci eccetera. Non è detto che tutte queste componenti siano poi oggetto di una disamina, diciamo così, pignola. Quello che mi sembra fondamentale è osservare come tutti questi elementi si articolino fra di loro e concorrano all’unitarietà dell’allestimento. Testo compreso naturalmente. Ecco perché dubito fortemente della drammaturgia pasoliniana senza per questo trasferire il dubbio sullo spettacolo: sarebbe un pregiudizio. Quanto all’Aspettando Godot diretto da Boccaccini, non so se sono stato troppo morbido. Giudicare il mio giudizio mi sembrerebbe un’operazione comica. Questo è il caso contrario al precedente perché Beckett per me è uno dei migliori drammaturghi della Storia. Anche qui non si tratta di gusto ma di valutazioni. Quindi l’analisi dello spettacolo è stata, almeno spero, fredda. La stroncatura, quella secca, è un altro tipo di esercizio, da usarsi per altri tipi di spettacolo. In ultimo la critica alla critica, la metacritica, è un delizioso esercizio intellettuale che testimonia d’una vivacità della conversazione sul teatro. E di teatro non si parla abbastanza di questi tempi fuori dall’ambiente. Spero di avere risposto, almeno in parte, alle sue domande. Un caro saluto.

http://www.marcantonioluciditeatro.it/2016/04/25/pilade-di-pier-paolo-pasolini-regia-di-daniele-salvo-al-teatro-vascello-di-roma

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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