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Siamo pagine viventi di un copione sconosciuto, pennellate di un dipinto che nessuno può comprendere. Ed ora davanti all’Artista autore-creatore attendiamo di conoscere il nostro destino.

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I Popoli e un Re Edipo

Popoli depressi, mortificati, prostrati, senza anima, senza storia, senza più pensieri. Stesi “nella polvere dei templi” pregano che qualcuno faccia salire il grido del loro dolore sino alle orecchie ormai sorde di chi in preda a parossistico furore è pronto a sbranare chiunque non si unisca al coro. Nessuno che racconti quanto fertile e meravigliosa era Tebe, città dalle sette porte che si diede a Edipo per un enigma, mentre ora è “prostrata nella malattia senza poter più levare la testa disopra questo mare di sangue”.

Chi mai potrà opporsi al dissolvimento! Il potere che ha trasformato i popoli in "ggente". Il potere che interviene ossessivamente nella vita stessa degli individui, addestrando, sorvegliando, educando, controllando la nascita, la morte, la riproduzione, la sessualità, le malattie, in altre parole l’intera vita.

I piccoli despoti cadono, ormai vecchi, anacronistici, inutili e non più funzionali a quel potere ancor più grande e terribile. E’ un potere che non si incarna in una legge, in un diritto, in un divieto. Ma quale divieti? Non ne vogliamo. Diritti? Prendeteli, sono esposti sui banchi dei mercati rionali, si comprano a peso. Le leggi? Ne produciamo in abbondanza, non siamo forse una società dominata da un’economia che tende a lasciarsi assorbire dalla crescita fine a se stessa, obiettivo primordiale, se non unico, della vita? La felicità? Dovete esserlo.

C’è solo una cosa che non tolleriamo e non possiamo permettere, giacché gli uomini non solo producono ma ancora scelgono, ed è cosa piuttosto fastidiosa. Io sono, e ciò che sono è la mia scelta, è in questo la mia libertà, semplicemente. Non lo trovate irritante? E dunque, perché affannarvi?! Lasciate a noi la possibilità di farlo… per il vostro bene. Del resto, vi offriamo un’infinità di opzioni, che volete di più.

Come si fa a scegliere nella povertà e nella miseria, è questo che vi state domandando? Pensate che la povertà sia come una specie di influenza? Sono uscito senza cappotto mannaggia!… Che diamine, non avete ancora capito le ragioni per cui vi abbiamo insegnato a fuggire? Andate, il mondo è vostro, ovunque troverete solidarietà ed accoglienza. Non è questo che volete? Naturalmente si, lo sappiamo bene. E allora!!!.. abbiate fiducia, ci siamo noi a confortarvi.

E’ nel giusto chi dice, "è necessario che tutto cambi perché nulla cambi". Tranquilli dunque, perché noi non abbiamo un nome ai vostri occhi. E non cercate una verità perché siamo in grado di seppellirvi sotto un cumulo di “grandi verità” e lasciare a voi l’onere di scannarvi a vicenda. Sotto la maschera della certezza del diritto, della legge, della sovranità che non avete, lasciamo che ognuno schieri le sue truppe.

Ma se solo aveste il coraggio di combattere la sola, vera battaglia, rimarreste fermi sulla sacra terra… e la parola d’ordine sarebbe “nessuno si muova, avanzare ora, al ritmo dei tamburi”.

Edipo è colui che vuole conoscere la verità sia su se stesso che sugli altri, non per una specie di complesso o di colpa, bensì perché il suo essere aristocratico gli consente di esercitare il diritto e quindi il potere di conoscere. La conoscenza è lì ed è nostro diritto divino.


 Il Teatro racconta sempre qualcosa partendo da memorie del passato o da fatti moderni. Il racconto per noi non è mai indagine o denuncia ma un atto creativo di una realtà e di un mondo

Un’azienda teatrale da sempre sensibile al tema occupazionale, sappiamo accogliere artisti e dare loro mezzi adeguati per potersi esprimere. Tutto questo senza alcun finanziamento pubblico, ma solo grazie ad una struttura professionale che ci consente di produrre, organizzare e promuovere diverse spettacoli ogni anno. Parallelamente ad essa, lavora un ente non-profit, una comunità di artisti impegnati a fornire un teatro innovativo di alta qualità, alla ricerca costante di nuovi linguaggi ma anche e soprattutto allo sviluppo di nuovi e interessanti progetti.

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La più straordinaria delle opere è morta fino a quando un essere (vivente e consapevole) non decide di leggerla, guardarla, ascoltarla, suonarla. La cultura non è, senza un (io) soggetto che la vive e la determina con la (sua) sensibilità, la (sua) esperienza, i (suoi) gusti. (Io) soggetto non creo l’opera che è prerogativa dell’artista ma l’esperienza dentro alla quale l’opera vive. Un’esperienza di cultura è un’esperienza di relazione, sempre. Il Teatro è incontro e partecipazione e in altri periodi storici lo è stato in modo incisivo e rilevante. Oggi non più. Nonostante ciò, la funzione del teatro continua ad essere sempre quella delle origini: la partecipazione ad un rituale collettivo, ma la cui esperienza e’ appartenere emotivamente, sensibilmente, volontariamente solo a se stessi.

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