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Projects for schools

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Spettacolo e Comunicazione

laboratory theater

Il Teatro, una vita antica per un’idea nuova e innovativa

(per tutti gli indirizzi di studio)

 

L’uomo moderno deve mettersi continuamente alla prova

L’individualizzazione è la dinamica della nuova modernità: per adottare le parole di Jean – Paul Sartre, gli uomini sono condannati all’individualizzazione. Essa diventa così un dovere che comporta il vincolo di progettare e mettere in scena autonomamente non solo la propria biografia, ma anche i legami e le relazioni. L’uomo moderno concepisce la sua esistenza in continuo divenire; gli stili di vita e di relazione sono più aperti e più flessibili, mentre i costumi ed i comportamenti individuali risentono anche dell’imitazione internazionale e della globalizzazione.

Introduzione

Sviluppare creatività, indipendenza e iniziativa attraverso l’espressione artistico – culturale per favorire la capacità linguistica e la comunicazione, migliorando così la reciproca comprensione e integrazione in un contesto, quello del processo educativo e formativo della persona, che rappresenta la base di tutte le politiche del lavoro. Intervenire sulla qualità del processo educativo, integrando l’attività teatrale quale strumento di approfondimento culturale e sociale, rafforza il rapporto già esistente tra il potenziale personale e le opportunità che da esso dipendono. E’ attraverso l’esperienza teatrale che si vuole ottenere un cambiamento positivo e produttivo nell’individuo e quindi nell’ambiente. In questo modo il teatro assume significati qualitativamente importanti che porteranno ad imparare come canalizzare le proprie energie, manifestare gli aspetti positivi della personalità, superare la diffidenza, il pessimismo e la diversità aiutando a scoprire ed affermare una propria individualità, rendendo possibile non solo il riappropriarsi della comunicazione quanto una migliore gestione e cura della propria immagine.

Il numero degli utenti potenzialmente coinvolti non è solo riguardante gli studenti che partecipano al corso, il processo di ricaduta è infatti di gran lunga superiore poiché l’esperienza teatrale è essenzialmente per sua natura formativa e il percorso che la persona opera è automaticamente e naturalmente diretto al coinvolgimento dei suoi simili, per via di un processo di identificazione e di aggregazione necessari per la scoperta della propria identità e della propria dimensione umana

Ricaduta, è anche piantare il seme o svilupparlo attraverso l’azione culturale. Piantare il seme dello spirito di ricerca, dello studio, del miglioramento di se, che attraverso il lavoro teatrale pone in essere un processo educativo verso il quale i ragazzi andrebbero ricondotti, dove “sognare” non assume il significato di alienazione ma possibilità di utilizzare la componente- creativa per affrontare la realtà.

Educazione teatrale per rieducare alla cultura o per approfondirla, da viversi non­ come elemento distante e irraggiungibile ma come capacità e disponibilità a vivere la civiltà del proprio tempo senza il disagio dell’inadeguatezza. Piuttosto creando la consapevolezza di essere artefici del proprio destino, costruttori della propria umanità e dunque della propria identità.

Programma

(argomenti di carattere generale)

  • tecniche di rilassamento
  • azione e gestione dello spazio scenico
  • letture espressive ed interpretative
  • dizione: tecniche per la correzione di difetti di pronuncia
  • la cura dell’immagine personale
  • la voce come strumento: emissione, esplorazione e creatività

L’AZIONE DEL COMUNICARE

La parola per conquistare, la parola per organizzare, la parola per convincere

  • parlare in pubblico

Immagina che… noi stessi e le nostre idee

  • l’atto il fatto e il modo del presentare

Il gioco della persuasione

  • ovvero quando il messaggio potrebbe essere positivo, attraente, gradevole, divertente, chiaro, ordinato e compiuto, suscitare curiosità ed un benevolo interesse

 

L’AZIONE DEL RECITARE

La finzione è realtà e la realtà è in un pensiero

  • Concentrazione, immaginazione e osservazione
  • Motivazione e significato
  • Consigli pratici
  • Come un attore legge un’opera teatrale
  • Durante le prove: che fare

 

IL POTERE CREATIVO, OVVERO L’AZIONE FECONDA DELL’ESSERE E DEL FARE

La metodica e continuata efficienza fisica o mentale per attribuire un significato a ciò che si manifesta

Improvvisazione, ovvero l’arte e l’uso dell’essere all’improvviso per assumere un aspetto e una funzione insolita

 

Metodi di creazione: peculiarità dell’attore

  • il potere degli stati d’animo
  • stati d’animo e sentimenti: metodo di creazione
  • la decisione: la strada giusta per poter fare
  • la precisione per l’attore: ovvero negligenza e trascuratezza non danno risultati
  • il sistema delle credenze: il potere di creare e il potere di distruggere
  • esperienza: definizione e finalità dal punto di vista dell’attore
  • il valore della vita in palcoscenico: la bussola personale dell’attore

 

LA SCRITTURA

  1. come nasce un testo teatrale
  2. la costruzione drammaturgica
  3. il soggetto teatrale/cinematografico
  4. lo sviluppo
  5. la creazione della motivazione
  6. i dialoghi
  7. il personaggio centrale
  8. biografia del personaggio: allenamento all’interpretazione attraverso la creazione del personaggio

Argomento di esercitazione: il protagonista non è in scena, che fare

Approfondimenti

Oltre l’individualismo: imparare a crescere e collaborare

La sindrome di Achille dall’Iliade di Omero

 

Speciale

TEATRO E IMPRESA

per le scuole con indirizzo tecnico professionale

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente. Migliaia di uomini si son fatti uccidere per parole di cui non hanno mai compreso il significato, e spesso anche per parole che non hanno nessun significato.

Ogni cosa, dalla più semplice alla più complessa, dalla vita di un uomo a quella di una intera civiltà, ogni organismo sulla via dell’evoluzione incontra un potere apparentemente avverso, un Antagonista che ha forza e capacità pari all’ampiezza del suo progetto.

 

Quando dimentichiamo di essere creatori di realtà, allora si rende indispensabile, simbiotica, l’azione dell’Antagonista. Esso non è da temere, è da abbracciare! Sotto la sua maschera feroce si nasconde il nostro più grande alleato, il nostro più fedele servitore.

Il teatro è essenzialmente stile, ovvero una modalità specifica di esecuzione

“Antagonist” ha un suo stile. E’ raffinato, elegante, di classe, va indossato con grazia e semplicità. Non è sinonimo di pochezza, tutt’altro: di linguaggio, di cognizioni, di sapere o di quant’altro possa essere trasformato in conoscenza.

Un abito cucito con grande cura e attenzione destinato ad essere vissuto in ogni momento della giornata, per questo, abbisogna della massima versatilità ad uno stile contemporaneo ed accattivante perfettamente su misura per ogni situazione. Non solo, ma necessita di particolare interessamento affinché riveli tutto il suo buon gusto senza affettazione o eccessiva ricercatezza. L’interessamento, s’intende, deve essere solerte e premuroso per l’oggetto in questione, tanto da impegnare sia il nostro animo sia la nostra attività.

E’, possiamo dire, un’arte del vivere e del pensare che può manifestarsi in mille modi. Riguarda anche il portamento i gesti e il modo di parlare. E’ un misto di educazione, gusto, personalità e curiosità. Un’impronta unica, un modo individuale e riconoscibile di esprimersi. Una mano energica e un cuore leggero.

La mano poggia sulla spalla dell’Antagonist ed è tanto possente quanto lo è il tuo progetto. Un cuore lieve accoglie le cose del mondo con agilità e immediatezza e con un senso dell’umorismo che non è la barzelletta raccontata ad amici compiacenti, non è “fare il buffone” con quell’idea di essere “simpatico” a tutti i costi per sentirsi pari agli altri o quanto meno accettato, non è criticare gli altri e ridere di loro.

Già, il buffone… una volta, quando il mondo era disgraziato e misero, i contadini che aspiravano a diventare “soldati”, lasciavano i campi e bussavano alla porta del castello chiedendo di essere accettati ad intraprendere l’addestramento alle armi. Altri, il cui desiderio era trascorrere una vita sacra e solenne ed esistere semplicemente nella preghiera, rispettosamente battevano alle porte dei conventi supplicando di essere accolti come postulanti. Chi sentiva di essere dotato di particolari inclinazioni o attitudini, cercava la bottega e domandava di diventare apprendista, il maestro si assumeva l’incarico di insegnare il mestiere al giovane praticante, che poteva o meno ricevere una paga e vedersi garantiti vitto e alloggio. Gli attori e i poeti andavano di piazza in piazza tra carestie e povertà. Chi voleva forgiare la sua stessa spada chiedeva umilmente al fabbro di insegnargli e impiegava molto tempo e fatica per diventare davvero bravo in questa nobile arte. Chi voleva cucire andava dal sarto e chi amava cucinare chiedeva al cuoco migliore che conosceva. Tutti volevano crescere e migliorarsi, ognuno nella propria arte, ognuno nel mestiere o professione scelta.

Nel mondo di oggi cosi abbondante ed enfatico, un uomo è capace di parlare alla propria donna così: “Non sto bene. Non so neanche io cosa mi stia succedendo, come posso spiegarlo a te?”

Che dire?

Il buffone era una figura tanto delicata e generosa, che altro non voleva se non divertire con lazzi e facezie, l’unico a cui veniva concesso di farsi beffe del Re senza dovere per questo pagare con la propria vita l’affronto. Anzi, fare del male al Buffone, o ucciderlo addirittura, era considerato un segno di sicura disgrazia, dal momento che legava il suo destino a quello del Re.

Se nel mondo opulento di oggi un uomo non ha la schiettezza e il coraggio di dire, che altro resta.

Una lunga premessa per arrivare a una cosa essenziale. Non particolarmente nuova, non un fatto che si rende improvvisamente noto, una verità rivelata. Tutt’altro, direi certa e facilmente prevedibile. Parliamo di abitudini: quella tendenza, cioè, a ripetere determinati atti, a rinnovare sempre quelle determinate esperienze. Accade al mattino, quando insieme all’abito indossiamo un’abitudine. E lo facciamo sempre, anche se..: “No, io faccio attenzione a quello che indosso, non metto la prima cosa che capita, unicamente per coprirmi”. “Certo se indosso un pantalone chiaro devo ricordarmi che non posso metterlo con la prima cosa che capita”.

Frasi che sembrano ben rappresentare come, ogni giorno, noi, siamo soliti affrontare il quotidiano. Sempre con gli stessi abiti, ossia con gli stessi modi di essere.

Questo è “Antagonist”, una nuova possibilità.

       Il teatro, del resto, non è mai abitudine

 

La caccia condotta per anni da un poliziotto Javert, per assicurare alla giustizia il galeotto evaso Jean Valjean, condannato a 20 anni, e poi a l’ergastolo per aver rubato, spinto dalla miseria, un tozzo di pane.

 

I miserabili (Les Misérables)

è un romanzo storico-sociale di Victor Hugo pubblicato nel 1862. Suddiviso in 48 libri, è considerato uno dei romanzi cardine del XIX secolo europeo, è fra i più popolari e letti della sua epoca.

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