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Il mestiere dell’artista

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Arte e politica atto II

Il mestiere dell’artista, quale sarà mai. Gli artisti hanno diritto ad essere protetti, tutelati, difesi dalla brutalità del vivere per vivere? Si, no, forse …. boh, vediamo … sentiamoci dopo le feste

Argomento ostico quanto diffuso e interessante di cui vale la pena parlare. Affrontare la questione, significa esporsi al rischio evidente di parzialità: ma è un rischio che va consapevolmente perseguito e ricercato. Quale che sia l’angolo visuale da cui la nostra osservazione parte, e qualunque sia il paesaggio che vogliamo esplorare, davanti a noi inevitabilmente troveremo prospettive nuove, diverse di senso, nozioni, messaggi e volontà inconsuete, insolite, strane a volte; ma è con esse che dobbiamo interagire, misurarci per rendere più grande il ventaglio delle possibilità di “lettura” e una migliore definizione dell’oggetto.

Primo passo: le tesi in campo sul mestiere.

La prima: Io non faccio politica, non ne ho nessuna voglia, non mi interessa. Il mio lavoro non è “lotta”, molto più semplicemente racconto storie complicate e intricate quanto volete e che possono anche riguardare fatti storici realmente accaduti, ma l’opinione su questi non mi riguarda, è cosa che lascio volentieri al pubblico liberissimo poi, se vuole, di approfondire la faccenda una volta fuori dal teatro. La mia arte non è fatta per stimolare concetti, idee, riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, anche perché mancano criteri di certezza assoluta per giudicare la natura stessa dei fatti; comunque non spetta a me dover indagarne le cause. Il mio è un racconto e non un’interpretazione personale da presentare come giusta. L’artista non cerca il consenso ma un esperienza; è un fatto creativo non divulgativo. Se i contestatori (qualora ce ne fossero) magari mossi da ragioni ideologiche, non lo capiscono, non è un problema mio.

La seconda: No sbagli, il mestiere dell’artista è politica, lo è sempre stata ed è lotta; è analisi estetica del contesto sociale, è interpretazione della polis e del mondo attraverso l’arte. Tutti i grandi autori lo hanno fatto in ogni epoca. Da Eschilo a D’Annunzio l’arte è sempre stata politica, ha avuto una funzione politica, a volte conformista, molto più spesso di denuncia del potere e di trasmissione di ideali attraverso l’estetica.

Postilla n. 1

Gli artisti, talvolta grandi artisti, sono sempre stati a caccia di occasioni che offrissero loro la possibilità di dimostrare la grandezza che sentivano di avere, e hanno lavorato nella storia per tiranni di ogni tipo.

Postilla n.2

Molti artisti, non tutti, pur di avere successo, sono stati pronti a soggiacere e a colludere con il potere. In questo senso non sono puri, dei rivoluzionari, dei profeti, ma uomini semplici e comuni. Eppure grandi artisti.

Postilla n.3

Un artista che voglia impegnarsi politicamente per una critica dell’attuale società democratica, non avrà vita facile. Rischia di parlare ad un ristrettissimo numero di persone. E’ la forma di tirannia della società democratica: non c’è più la censura, si può dire tutto, ma quello che si dice diventa di nessuna gravità, a meno che non confermi la tendenza e la moda corrente. In parole semplici: siete liberi di parlare e criticare, ma tutto sarà avvolto da una cappa pesante e silenziosa, vi toglieranno ossigeno fino a quando non avrete aria per respirare. La censura dei nostri tempi. Si può scegliere tra l’essere conformisti o irrilevanti.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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