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Il teatro italiano protagonista al Coronet Theatre

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Il 30 e 31 Agosto al Coronet di Londra a Notting Hill ha avuto luogo l’Italian Theatre Festival, una rassegna interamente dedicata al teatro italiano

Si è appena concluso, il 30 e 31 agosto, nel celebre Coronet Theatre a Notting Hill di Londra, la prima edizione dell’Italian Theatre Festival, una rassegna teatrale che ha unito la tradizione del teatro inglese con i talenti del palcoscenico italiano. Grandissimo successo, tanto che è già in programma la seconda edizione a maggio 2019, del festival prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra con la collaborazione del Teatro Stabile di Torino, la sponsorizzazione di Ersel, e la direzione artistica di Monica Capuani.

Cinque spettacoli in soli due giorni, con Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino, con Iaia Forte, Novecento di Alessandro Baricco e Mistero Buffo di Dario Fo con interpreti d’eccezione come Iaia Forte, Eugenio Allegri e Mathias Martelli.

Il secondo giorno si è svolto un incontro con Gilles Aufray, Ben Okri ed Emanuele Trevi sul tema degli adattamenti dei romanzi per il teatro e sulle relazioni tra letteratura e drammaturgia contemporanea. Il giorno dopo, Mistero Buffo di Dario Fo, con Matthias Martelli e diretto dallo stesso Allegri, seguito da una conversazione sulla scrittura teatrale fra Gilles Aufray, Emanuele Trevi e il poeta nigeriano Ben Okri.

Il festival è stato concluso da Marcello Magni, storico attore di Peter Brook da 35 anni a Londra dove ha fondato la famosa compagnia Compliceté, con il suo nuovo lavoro “But Why?”.

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Londra ha ospitato l’Italian Theatre Festival, una rassegna che accosta la tradizione del teatro inglese ai talenti dei palcoscenici italiani. La prima edizione della rassegna teatrale, che avrà luogo il 30 e 31 agosto, sarà subito seguita da una seconda nel maggio 2019. Ospitando le opere di alcuni nomi importanti della drammaturgia italiana, la sfida del festival sarà quella di metterli a confronto con la tradizione del palcoscenico britannico.

Il tutto si svolge al Coronet Theatre di Londra già sede del Festival della Letteratura Italiana lo scorso ottobre, in un concentrato di cinque spettacoli nei soli due giorni previsti: debutto il 30 pomeriggio con Ritorno in Italia di Paolo Sorrentino, con Iaia Forte, seguito da Novecento di Alessandro Baricco, interpretato da Eugenio Allegri. Il giorno dopo, Mistero Buffo di Dario Fo, con Matthias Martelli e diretto dallo stesso Allegri, seguito da una conversazione sulla scrittura teatrale fra Gilles Aufray, Emanuele Trevi e il poeta nigeriano Ben Okri. A chiudere, The Walls, lo spettacolo messo in scena e interpretato da Marcello Magni, grazie alla collaborazione con Aufray.

L’idea di un festival italiano di teatro a Londra è nata da una conversazione tra il presidente dell’Istituto italiano di Cultura Marco Delogu e la giornalista Monica Capuani, proprio nella sede londinese dell’istituto di Belgrave Square: “Perché non mettere insieme artisti italiani e britannici, che frequentano l’istituto nel corso dell’anno, in un’unica grande rassegna teatrale che faccia dialogare gli attori nostrani con i protagonisti dei palchi inglesi?” Appena il progetto è stato proposto, la macchina organizzativa si è messa in moto, dando vita a un festival che rispecchierà proprio questo intento (quando le cose si fanno velocemente)

Il programma punta ad essere una riproduzione rigorosa delle intenzioni del festival. “Non è un evento che servirà solo agli artisti italiani, che comunque assaporeranno Londra, una delle città tradizionalmente più prolifiche in questo settore“, ha detto la curatrice Capuani nel corso della conferenza stampa di presentazione del Festival. “Le opere, che avranno tutte la sopratitolazione inglese, saranno un modo per far conoscere il teatro italiano a un nuovo pubblico, quello britannico che, pur avendo una lunga tradizione, non smette di apprezzare la cultura del nostro Paese“.

La scommessa è proprio questa: coinvolgere il pubblico londinese attraverso la combinazione di lingue diverse. Un esperimento che dovrebbe permettere al teatro di differenziarsi, grazie all’introduzione di nuovi repertori in contesti culturali diversi. A questo scopo, rispetto ai nomi classici del teatro italiano, nomi come Baricco, Sorrentino e Fo possono creare interesse e ricoprire il ruolo di ambasciatori del nuovo linguaggio sui palcoscenici. Il dinamismo naturale di Londra appare il mezzo migliore per farlo.

Ma questo non è il “Teatro Italiano”.  Ne rappresenta solo una piccola parte. O no?

https://globetheatre.altervista.org/lo-scandalo-del-teatro/

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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