Le maggiori istituzioni teatrali

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Perché dovrebbero essere lasciate morire

Le maggiori istituzioni teatrali dovrebbero essere lasciate morire.

Ci sono spettacoli che hanno un grandissimo, particolare successo. Straordinario veramente, con migliaia di repliche per anni e anni. Ma dobbiamo guardare oltre i nostri confini come per esempio nel magico West End di Londra. “Stomp” è uno di questi, energia pura. Usa qualunque cosa, accendini, buste di plastica, coperchi di bidoni della spazzatura, lavelli da cucina e tutto per ottenere un ritmo esplosivo. Non si può immaginare, senza averlo visto e vissuto.

Uno spettacolo pluripremiato che ancora oggi continua a meravigliare i pubblici di tutto il mondo con il suo linguaggio universale fatto di ritmo e di danza. E ogni volta, si presenta con nuove coreografie e nuove musiche; è solo magia … da palcoscenico! Che dire, poi, di “Mamma mia”, oppure del “Fantasma dell’opera, “Il re leone”. Sono solo esempi, ce ne sono un’infinità di spettacoli altrettanto magici. Questa è l’esatta idea di un successo. Naturalmente anche noi in Italia abbiamo avuto qualcosa di simile, e in ogni caso abbiamo spettacoli meravigliosi e interessanti pur non avendo quel numero di repliche.

E’ la modalità di esprimere un’ammirazione, spesso in una forma esageratamente enfatica a renderci diversi da chi opera oltre confine. Perché? E’ una domanda utile da farsi. Non abbiamo forse artisti capaci? Certo che ne abbiamo.

Da noi il successo si misura in un modo singolare.

Qualcosa del tipo: dopo il grande successo della scorsa stagione, l’attore tal dei tali, torna a raccontare le virtù, gli eccessi, le manie, le abitudini, i vizi e le cattiverie degli Italiani. Cosa vuoi fare? Far vedere come gli italiani affrontano quotidianamente la vita? Capisco, stai parlando di politica e di cronaca, delle difficoltà che ogni giorno devono affrontare. Si, lo so, il tuo è un punto di vista critico ed ironico, e non dico che non sia piacevole per una serata da passare con gli amici in allegria. Bene, d’accordo, ridiamo di noi stessi e delle nostre fissazioni. Questo dici, ci aiuta a vivere meglio  e con più leggerezza? Ti ringraziamo molto!

Singolare, si diceva. Visto il successo lo spettacolo si replica per due giorni, la terza è annullata per motivi organizzativi. Motivi organizzativi? Cioè? Chi ha già acquistato il biglietto per la recita annullata è pregato di mettersi in contatto con la biglietteria alla quale potrà richiedere il rimborso entro tale giorno e non oltre. Raccomandiamo inoltre, che i biglietti potranno essere rimborsati e annullati solo con consegna degli originali integri. Se poco poco l’avete “acciancicato” non vi diamo indietro i soldi.

Succede, non è cosi?

Ci sono produzioni che non potranno mai emergere, semplicemente perché non hanno mai avuto possibilità di accedere ad un determinato circuito. In primo luogo, poi ci sono mille altre ragioni. C’è un potenziale non realizzato in questo paese? Non lo so esattamente, ma è molto probabile che ci sia. Ma se non guardiamo come si fa a sapere.

Artisti, musicisti, attori, ballerini, drammaturghi, poeti. La maggior parte di essi, sta andando a morire ma solo perché nessuno li ha mai aiutati a nascere. Le potenzialità che avrebbero potuto esprimere, e che mai in realtà vedranno la luce del giorno, superano i granelli di sabbia delle nostre meravigliose spiagge. E ne abbiamo di spiagge visto che siamo una penisola.

Fantasmi mai nati e forse impareggiabili poeti, eccellenti attori e musicisti, spettacolari ballerini. Eppure, a dispetto di tutto siamo qui, nella nostra ordinarietà. Ma se questo potenziale fosse realizzato in teatro, potremmo realizzare una dozzina di spettacoli di successo, non uno solo.

Gli artisti di domani non si fanno attraverso un finanziamento dato ad una élite, semmai con un finanziamento (se di finanziamento si vuole parlare) alla base della piramide. Certo, c’è una piramide non lo sapevate? E’ una cosa conforme alla natura delle cose, o a quello che si ritiene debba essere lo status dell’organizzazione artistica atta a ricevere il finanziamento pubblico di denaro. La piramide è molto ampia alla base per poi stringersi sempre più verso l’alto. Una piramide che abbiamo creato e sostenuto noi stessi durante i “tempi buoni” del teatro italiano, anche se il paesaggio oggi si presenta molto diverso dagli anni passati. E sono sempre quelli al vertice ad avere più probabilità di attrarre sponsor privati e finanziamenti pubblici, e ad essere meglio attrezzati a sopravvivere ad una possibile recessione.

Una volta, un rispettabile membro del consiglio di amministrazione di un importante teatro, ebbe a dire che qualsiasi taglio al loro finanziamento avrebbe significato un taglio al loro lavoro di formazione. Ecco spiegate le priorità sbagliate dei grandi teatri italiani. Istruzione e formazione non sono un componente aggiuntivo di una qualsiasi organizzazione artistica. Un add-on in termini informatici.

Dovrebbero essere al centro di una seria politica artistico-culturale. È il futuro. Non ci si può permettere di giocare solo a parole questa idea. Si ha bisogno di renderla una realtà, il che significa che abbiamo bisogno di un ripensamento di fondo. Un cambiamento radicale e sostanziale, inizia con un movimento che va al di là di ogni denuncia e di ogni resistenza, di ogni protesta o rivendicazione.

Il primo grande passo è un’immagine alternativa di come le cose potrebbero essere.

Immaginare una nuova realtà.

Il fatto che abbiamo finora finanziato grandi teatri e importanti organizzazioni non significa che dobbiamo farlo sempre allo stesso livello in futuro, soprattutto in un clima come quello attuale, stretto e restio a dare soldi. Almeno fino a quando il sistema predatorio finanziario-economico non decida di rilassare la mandibola oramai irrigidita, magari con qualche esercizio di rilassamento progressivo della mascella. Ma questa è un’altra storia.

Nessuna azienda o organizzazione o istituzione teatrale dovrebbe mai pensare di avere un diritto naturale su questo.

Dobbiamo essere pronti a lasciare che le istituzioni muoiano. Dovremmo smetterla di costruire con mattoni e malta, inutili muri di contenimento per la paura che il sistema crolli, in un continuo stato di emergenza. Liberarci della convinzione che la crescita (e dunque solo i soldi per quanto necessari s’intende) siano una buona cosa per l’arte teatrale. Dovremmo mettere soldi nel fondo della piramide, non al vertice. E’ solo attraverso un finanziamento dato “in fondo” che siamo in grado di creare il futuro.

Se avessimo avuto il coraggio di fare alcune di queste cose, 20 o 30 anni fa, saremmo di fronte ad un paesaggio molto differente del teatro. Il punto è che non facciamo niente, semplicemente sbandiamo da una crisi all’altra come da sempre abbiamo fatto. I nostri problemi sono soltanto contesti, sfondi. Sono le radici che possono essere spostate, reindirizzate e nutrite. Abbiamo bisogno di lavorare su questo. Se non lo facciamo, finiremo con la parte superiore della piramide piena di luce e di fiori. Niente sotto, il vuoto, solo disperazione, angoscia e molta tristezza.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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