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Lo scandalo del Teatro

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Mi era sfuggito. Dal 21 al 24 ottobre si è tenuto un convegno di studi presso l’Università di Bologna durante VIE Festival. Dal comunicato leggo che si è indagato, (in una prospettiva storica naturalmente)

sulla primaria potenzialità del teatro di suscitare discussioni e prese di posizione, fino a divenire in certi momenti storici pietra di scandalo. Si tratterà di riflettere sulle circostanze che hanno scatenato lo scandalo e sui contesti storici che lo hanno alimentato e divulgato, cercando di capire perché proprio il teatro si riveli un suo terreno di coltura privilegiato. La specificità dello scandalo del teatro sarà analizzata aprendo un confronto diacronico fra le forme moderne e quelle contemporanee: dalle antiche proibizioni del teatro per sottometterlo a norme di ordine morale, religioso o politico dell’epoca moderna, agli attuali agguerriti interventi polemici che non contestano il teatro in quanto tale, ma si rivolgono contro singoli spettacoli, o si appuntano  su qualche gesto o comportamento scenico particolare.  L’esistenza del teatro non è più messa in discussione da tempo, eppure il teatro continua a suscitare levate di scudi e prese di posizioni indignate. Ci si potrebbe allora chiedere quali siano le vere poste in gioco nelle frequenti e reiterate querelles sollevate intorno alla pratica degli spettacoli, quali gli obiettivi polemici degli oppositori che non sempre dichiarano apertamente le loro motivazioni. Sembra allora legittimo interrogarsi sull’esistenza di motivi e obiettivi “altri”, più segreti, e debitamente rimossi, rispetto a quelli che la cultura ufficiale ammette ed esplicitamente denuncia in occasione delle sue cicliche requisitorie contro le “rappresentazioni sceniche”.

D’accordo, è un fenomeno che ha una storia antica. Lo sappiamo! Nella giornata conclusiva del convegno, (sabato 24 a Modena presso la Sala Consiliare del Comune, luogo quanto mai adatto a discutere di Teatro) si è svolto in forma di tavola rotonda (ovviamente rotonda) un incontro per riflettere sul tema dello scandalo del teatro ai nostri giorni. Ecco questo è interessante. Oggi? Che succede? Non ho un resoconto del convegno e dunque non ho la più pallida idea di cosa si sia discusso. Si è parlato di scandalo del teatro oppure su come il “fare scandalo” del teatro? Costante storica e bla bla bla… già detto!

“Lo scandalo è in un sistema teatrale paragonabile è quello del latifondo statale (Grande proprietà terriera lasciata incolta o adibita a coltura estensiva o a pascolo), accumulato da decenni di strapotere politico nella cultura. I Teatri Stabili (ma non solo) sono i re del latifondo: hanno progressivamente occupato tutti gli spazi possibili, hanno comprato tutti i circuiti, hanno assorbito le compagnie autonome fino a spadroneggiare indisturbate; dal circuito teatro-ragazzi alle serate di gala non c’è sala teatrale che non sia invasa e soggiogata dalla loro presenza. Feudi inaccessibili del potere centralizzato: né pagando un affitto, né proponendo un progetto, né suggerendo una collaborazione si riesce a sfondarne il cancello. Solo alcuni beati sono ammessi nel circuito degli spettacoli e al pubblico vengono proposti ogni anno sempre gli stessi gruppi artistici. E’ un latifondo statale e istituzionalizzato; è la proprietà collettiva organizzata e finanziata dallo stato, un sistema teatrale stalinista dal quale è bandita ogni libera concorrenza e ogni economia privata”.

Nell’ambiente teatrale italiano circola da anni questa battuta: (ma vale per tutti gli artisti in genere)
– “Lei che mestiere fa?”
– “L’attore.”
– “Si, ma di lavoro?”

Il mestiere dell’attore è guardato spesso con simpatia, o con scherno, o con un mezzo sorriso che sottintende il pensiero ironico: “ehi … ma questo non ha voglia di fare un cazzo… vai a lavorare… si è trovato l’alibi dell’artista”, oppure “però è un tipo originale, un eccentrico”. Del resto attori credono di esserlo un po’ tutti: eppure l’attore è un mestiere antico e prezioso, artistico e artigianale insieme, necessita di doti naturali e di una lunga e costante preparazione. Tutto il resto è dilettantismo, divertimento amatoriale, esibizionismo, tutt’al più cabaret (e non s’incazzino gli appassionati dei vari Zelig Circus).

Gli Amministratori della cultura? Quali? Parli di assessori e dirigenti pubblici?

“Non perdono certo il loro tempo a distinguere l’arte dai rifiuti e spesso finanziano progetti astrusi, occasionali ed improvvisati proposti da Associazioni Culturali locali, dialettali, amatoriali, parrocchiali, “politicali”, senza badare al merito ne alla qualità dell’iniziativa. Gli Assessori che si affidano ad amici e parenti per stilare programmi al limite del reale: se il vicino di casa si diletta nel teatro dialettale ecco fiorire in città allegre commedie in dialetto, se la zia canta nella corale la domenica via ai concerti vocali a cappella, se il figlio ha una piccola band punk la piazza della città risuonerà di musica assordante. Il tutto incurante di un programma omogeneo o di una linea culturale. L’artista di professione, sia esso attore, musicista o danzatore, per vivere del suo lavoro investe in tempo e denaro tutte le sue risorse con anni di sacrificio: è evidente che eserciterà la sua arte in una dimensione economica. Nessun architetto farebbe progetti gratis e a nessun chimico gli si chiederebbero analisi di laboratorio per passione o per divertimento. Se vogliamo costruire un ponte ci rivolgeremo a ingegneri specializzati e a ditte affidabili che in cambio di denaro realizzeranno l’opera. Il denaro non è lo strumento del diavolo, è lo strumento dell’uomo moderno che realizza il proprio destino e manifesta le sue capacità. Ora non si capisce perché per organizzare un festival, una mostra o un evento culturale le Amministrazioni non si rivolgano a professionisti del settore ma si affidino spesso ad “associazioni senza fini di lucro”. Ma perché mai uomini e donne dovrebbero lavorare ed impiegare le proprie idee ed energie per non averne un utile? Forse per il bene comune? Forse per amore verso i beni artistici? I veri professionisti producono arte “per professione” e dunque in cambio di denaro. In uno stato libero la creatività, l’esperienza ed il lavoro hanno un prezzo. Sempre. Senza nulla togliere al loro nobile fine e alla loro nobile passione è scandaloso che gli spazi pubblici e i finanziamenti siano devoluti senza controllo ad attività di semplici passatempi da compagnia. Spesso le Amministrazioni danno addirittura i teatri in “gestione esclusiva” a questi gruppi tanto da farne feudi inaccessibili ad ogni altra iniziativa”.

 

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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