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Migranti e Bertold Brecht

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storia di banditi che sono già al potere

Migranti che affrontano viaggi lunghi e faticosi. Anche i nostri padri decisero di partire, con biglietto pagante, uomini e donne si mossero verso altri mondi e notti più serene. Una volta giunti alla meta, chi non aveva i requisiti per rimanere veniva rimandato indietro. Altri, più fortunati, potevano lavorare e vivere senza alcun sussidio. La storia ha già conosciuto fasi di grandi migrazioni, ma su questa scala, nello stesso periodo e con una tale rapidità non si era mai visto. Una realtà complessa? Se ne conoscono le motivazioni, le cause, l’origine, principi, radici e ragioni.

I miei capelli son ricci e belli l’acqua del mare li marcirà 

Il fatto, ormai pressoché evidente, è che per decenni (qualcuno), ha senza sosta e con determinazione pestato con forza in segno di spregio, il benessere economico e la sicurezza sociale di centinaia di milioni di persone. Circoli elitari nel grande gioco d’azzardo del sistema finanziario-economico ingozzati di globalismo, scatenano guerre senza fine, costringendo i più poveri e i più emarginati a muoversi. La loro capacità di influire sul comportamento altrui, di influenzarne opinioni, decisioni, azioni e pensieri è semplicemente straordinaria. Un mondo egemonizzato da un’oligarchia sovranazionale, burattinai globali e cosmopoliti, con l’unico e sfacciato intento di destrutturare ogni Stato sovrano, al fine di realizzare un’odiosa forma di egemonia predatoria, indifferenti ai destini dei popoli. Pronti ad usarli come manovalanza, sia essa cinese, asiatica, africana o sudamericana non fa nessuna differenza. Obiettivo, è seminare il caos, la paura, perché nulla cambi e tutto resti cosi com’è.

I popoli e un re Edipo

Il teatro che racconta di Re, di Principi e padroni, cosa fa? Niente, il teatro non cambia il mondo e non fa rivoluzioni. L’uomo di teatro non ha più nulla da comunicare al popolo, non esiste un teatro in grado di farlo. Che cosa dovrebbe comunicare, e come? Esso esprime essenzialmente un conflitto, senza il quale sarebbe difficile definire “teatro” il Teatro. Un contrapporsi di idee e sentimenti tra individuo e società, tra vita e storia; contraddizioni e opposizioni di ogni genere che attraversano la società e gli individui. Il conflitto narcisisticamente rivelato in forma naturalista o iperrealista nel momento in cui si presenta in scena, è normalizzato, codificato, istituzionalizzato. E’ solo un prodotto da vendere nella stessa rappresentazione. Nella realtà, cioè nella sua vera dimensione, è rappresentato in modo superbo, molto meglio che non sulla scena. Solo quando un conflitto non viene sistemato in modo ordinario e coerente, come fosse un insieme di regole e consuetudini, non ancora regolamentato, allora, è come il lampo che annuncia il tuono, emerge all’improvviso e tutto il corpo si contrae in una tensione dolorosa.

I teatranti poi, così seri, rigorosi, diligenti, espansivi, accoglienti e così facili da manipolare innamorati come sono dei loro dogmi fideistici. Sanno sempre suggerirti un serio comportamento da seguire scrupolosamente. Almeno fino a quando uno shock traumatico non li ridesti alla ragione e allo spirito critico. Non accade molto spesso, ma qualche volta si.

Eccoli, dunque, i teatranti, in occasione della Giornata mondiale del migrante insieme a Bakary, Mamadou, Papy, Ousmane… chi viene dalla Nigeria, chi dal Mali, chi dal Senegal, dalla Costa d’Avorio. Hanno debuttato nella “Storia di un bandito che conquistò il potere”, uno spettacolo tratto dall’Arturo Ui di Bertolt Brecht; la carriera di un delinquente che diventa un dittatore alla Hitler. Ce ne sono decine, di spettacoli come questo. Migrazioni, razzismo, integrazione.

Per alcuni è il segno di un teatro specchio dei tempi. Ma è realmente cosi?

Ecco un lavoro interessante e serio

THEATRE FOR A CHANGE

Il loro scopo è l’empowerment delle donne e delle ragazze. Gruppi vulnerabili ed emarginati abilitati con la conoscenza, la consapevolezza e la capacità di trasformare positivamente le loro vite e la vita degli altri, a livello locale, nazionale e internazionale.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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