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È morto Simone Carella

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Ho un ricordo straordinario del lavoro fatto con Simone Carella, questo per chi conosce il Beat 72 e l’avanguardia romana degli anni ’70 e ’80.

È morto dopo una lunga malattia, all’età di 70 anni, Simone Carella, autore e regista pugliese naturalizzato romano, fautore di spettacoli coraggiosi, volto della scena del nuovo teatro italiano dagli anni Sessanta fino a oggi. La notizia riportata dal Corriere della Sera. 

Il teatro d’avanguardia, la poesia, gli eventi, i sogni. Scompare al termine di una lunga malattia Simone Carella, un grande “irregolare” della scena italiana, organizzatore generoso di momenti storici romani come il Festival dei poeti a Castelporziano del ‘79. Per ricordarlo gli amici stanno preparando un incontro che si terrà giovedì, dalle 11 alle 16, al teatro India. Simone Carella non aveva ancora compiuto i settanta anni, era pugliese d’origine ma romano d’adozione.

Instancabile ricercatore

È stato uno degli animatori del teatro di ricerca a Roma dalla fine degli anni ’60 ad oggi. Dalle prime esperienze al teatro Dioniso di Giancarlo Celli al legame con Fabio Sargentini all’All’attico e poi con Gino De Dominicis e infine il lungo sodalizio col Beat 72, Simone non ha mai cessato di inventare eventi come Poetitaly che aveva allestito poco tempo fa (nel 2014) nel teatro all’aperto di Corviale. Non si contano gli artisti che aveva accompagnato in scena, soprattutto al mitico Beat 72 che esisteva già da qualche anno e dove nei primi anni ’70 Carella aveva speso accanto ad Ulisse Benedetti le sue giovani energie. Da Mario Martone alla Gaia scienza di Alessandra Vanzi, Marco Solari e Giorgio Barberio Corsetti, ai Magazzini criminali e a Victor Cavallo. In una stagione era riuscito a mettere insieme Memè Perlini, Giuliano Vasilicò, Bruno Mazzali e Giorgio Marini. E quella fu la prima stagione di teatro sperimentale a Roma con Le 120 Giornate di Sodoma di Vasilicò, Pirandello Chi? di Memè Perlini, La conquista del Messico di Bruno Mazzali e L’Angelo Custode di Giorgio Marini.

Il festival sulla duna di Castelporziano

E poi la Woodstock della poesia, il festival sulla duna di Castelporziano, oltre cento poeti (104 per l’esattezza) di cui 90 venuti da vari paesi del mondo, con i beat americani in prima fila: Allen Ginsberg, William Burroughs, John Giorno, Lawrence Ferlinghetti, LeRoi Jones…A precederlo c’erano state, due anni prima, le serate di poesia al Beat 72, ispirate all’antologia di poeti curata da Franco Cordelli e Alfonso Berardinelli, i poeti post gruppo 63: Dario Bellezza, Valentino Zeichen, Maurizio Cucchi, Paolo Prestigiacomo. Ogni sabato un poeta. La prima serata con Dario Bellezza finì a botte. E così, complice l’assessorato di Renato Nicolini, nacque nel ’79 la tre sere di Castelporziano, su un palco piuttosto traballante, di fronte a migliaia di persone, con gli assalti al palco, Etvushenko contestato, la signorina cioè…Lì Roma ascoltò la poesia del mondo, un evento indimenticabile. Tra le altre imprese di Simone Carella vanno poi ricordati Il teatro degli artisti negli anni ’90, il ridotto del Colosseo, la nascita del portale e-theatre in cui sono via via confluiti oltre trent’anni di teatro d’avanguardia romano e italiano. Una delle ultime apparizioni di Valentino Zeichen, scomparso anche lui poco tempo fa, era stata infine nella cavea che l’architetto Mario Fiorentino aveva voluto creare sotto il serpentone di Corviale. Era la serata del Poetitaly, per una notte il Serpentone era tutto un brulicare di finestre illuminate.

Qui una delle sue ultime interviste:

Romanzo di un giovane povero

Una conversazione con Simone Carella

di Luca Lo Pinto

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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