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Nella vita ce la fa chi ha culo

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A ciascuno i propri strumenti di lavoro

di Maria Teresa Falbo

Culo. “Le donne siedono sulla loro fortuna”, diceva Honoré de Balzac e la letteratura, pur non essendo un grande bene di consumo fra le molte ragazze di oggi, ha passato il testimone alla lezione della vita. Chiamatelo deretano, didietro, natiche, glutei, sedere o posteriore, la definizione migliore resta sempre una: culo. E a questa ormai nobilitata parte del corpo umano, hanno dedicato una kermesse. Eletta Miss culetto d’oro 2015 in una sexy serata al Ciao Ciao di Tuoro, è una certa Valentina ma credo abbia poca importanza perché di costei non ricorderemo certo la faccia. Nemmeno delle altre, si intende.

Il culo muove il mondo, e questa è una “saggezza” di cui si è appropriata anche la politica, che deve aver scambiato le quote rosa come l’ennesima definizione di culo. Certamente abbiamo memoria delle opere immortali cui artisti di ogni epoca hanno tributato gloria nei secoli. Una gamma che spazia dall’antica Grecia alle danze sacre dell’India, che supera il discredito ai primi secoli del Cristianesimo, con la condanna della carne di San Paolo, ma che ritorna alla sua celebrazione col Rinascimento italiano e il Settecento libertino e languidamente libidico. Ma Michelangelo non fa audience, malgrado di culi rinascimentali resistano ancora oggi le fattezze. Le rotondità piene e simmetriche, le masse carnose sode o tremule, vanno offerte al pubblico così come l’attore la faccia, poiché  il dato oggettivo è che ci rassicurano, anzi vi-voi uomini, infondendovi fiducia nella vita. Le donne lo sanno ed è per questo, forse, che anche i modi di dire sembrano aver cambiato di significato: “Muovere il culo”, dove solitamente vuol dire sbrigarsi, può benissimo intendersi come incitazione a muovere il posteriore per meglio definirne l’eleganza e la forza evocativa. “Ha ricevuto un calcio in culo” è deformato, non si sa mai, oggi, se allude alla pedata assestata da qualche violento oppure alla spinta grossolana di chi dispensa una raccomandazione, non senza aver già avuto il suo tornaconto.

E’ il potere della metonimia, dove il culo diventa simbolo per parlare dell’intero corpo, e resta sempre il centro del mondo. Perciò cari miei, trattate bene il vostro sedere e se avete occasione di esibirlo fatelo, non si sa mai, potreste avere spianata la strada per una carriera brillante, che richiede grande conoscenza del mènage del lato B, piuttosto che dell’abc. Siate aperti e disponibili perché con le natiche non si prendono abbagli, in un’epoca in cui tutto tende ad arrotondarsi e ad appiattirsi, potrete vantare primati irripetibili. Perché è l’estetica erotica, è il mappamondo sul quale sedete il luogo dove trovare l’isola del tesoro. L’impareggiabile collina della cultura odierna, che ha ormai surclassato  la decade del culo degli anni ’90, secondo il battesimo dato dai Rolling Stones, si appresta a galvanizzare i prossimi dieci, dove saranno scambiate forse con certe teste vuote. Consoliamoci del fatto che dire “vaffanculo” non è più un reato, essendo diventato costume e istituzione in senso letterale. Ci rimane una sola possibilità oggettiva di reagire, sebbene a volte non in senso stretto: “prendere a calci in culo”. Ci toccherà sgobbare più degli altri, magari perché il didietro lo usiamo per scopi più urgenti, però avremo conservata la dignità di chi ha la certezza di non  averlo “dato”.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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