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Splendore e morte di Joaquin Murrieta atto 2

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Ovvero il sogno infranto della sovranità della libertà e del potere

Splendore e morte di Joaquin Murrieta secondo tempo, lo spettacolo non è ancora finito, il sipario non è chiuso.

Continuiamo, nonostante tutto, a cantare le gesta e la fine del bandido Joaquin Murrieta. Siamo alla seconda parte. Nulla o molto poco è cambiato a quanto accadeva nel 1° atto.

La scenografia è sempre la stessa, squallida e deserta e, tuttavia, in grado di accogliere un farsa quale che sia. Anche i protagonisti non sono al momento cambiati: soliti guitti famelici e spauriti, dalle maschere grottesche, paladini di un passato fossile.

La ballata scritta dal grande Pablo Neruda resta sempre straordinaria, nonostante il nostro cervello continui ad essere bombardato da opinioni, approfondimenti, considerazioni, esami, indagini, ricerche, ancora come al solito.

Le bandiere ancora più logore al vento sempre più impetuoso vengono alzate a difesa di una associazione, di un partito, di contingenti armati o di persone comunque raccolte per svolgere una precisa azione  tra cui c’è accordo, conformità di voleri, sia in senso assoluto. Come è sempre stato.

I guitti famelici tentano disperatamente di difendere il fortino, come sempre. Gente che si è adattata particolarmente bene a vivere in funzione del ruolo che il sistema ha cucito loro addosso: lavorare/consumare /obbedire. Chi è programmato per essere docile, stupido e facilmente comandabile, sa essere poi implacabile con i loro simili.

Sono particolarmente entusiasti nel seguire la cultura che ci ha condotti fin qui, ed amano fondere se stessi nel pensiero e comportamento di gruppo.

Colpevolmente disinformati (ma questo non si può dire a meno di non essere trascinati con i ceppi sulla pubblica piazza) prevedibili, obbedienti, ingenui ed incapaci di mettere in discussione qualsiasi concetto sia stato loro inculcato dall’alto.

Costoro si schierano sempre dalla parte della cultura dominante e delle dinamiche da stato di polizia da cui sono schiavizzati. Riescono a concentrarsi realmente solo sulle mansioni che sono state loro assegnate, in cambio dell’illusione di vivere in sicurezza.’

Ma siamo più svegli che mai.

Ora, leggete qui di seguito ciò che scrivono (cosi come scritti compresi gli errori di ortografia) un  noto giornalista italiano e un medico italiano (entrambi sono tratti da loro post su Facebook).

Come si vede c’è un po’ di tutto, o meglio quanto è necessario che ci sia, niente di più: l’insulto, un pizzichetto di compassione per le persone in difficoltà, la ricerca ostinata e feroce degli errori o delle incoerenze altrui, il diritto unico e indiscutibile di discriminare tra notizie false e vere, fra ciò che è giusto e sbagliato dichiarando senza mezzi termini che “non c’è altro da fare”, ciò che facciamo non ha alternative. In sostanza, la tendenza a vedere la politica e il mondo (anche al tempo del coronavirus) dalla prospettiva ristretta e spesso fuorviante del gruppo cui appartiene, per poi agire conseguentemente attraverso le proprie convinzioni mai messe in discussione. Il giornalista, in particolare,non si limita a fare il suo mestiere, bene o male, non siamo qui a dare giudizi di merito; no, per una qualche ragione a noi sconosciuta, si mette a fare teatro, andandosene in giro per la penisola con uno spettacolo dedicato al suo peggior nemico politico. Lo sbeffeggia, facendolo apparire come il “nuovo fascista”, “come uno sbilenco guappo di cartone”. Le cronache parlano di uno stile ironico e irriverente e per alcuni forse anche divertente. C’è la critica seria e c’è la satira, e i teatri ben volentieri all’improvvisato attore nonché giornalista aprono le porte, lasciando a casa sconosciuti ma straordinari artisti. Anche per loro una manciata di comprensione non manca.

E’ interessante perché è l’espressione più evidente di quel pensiero unico totalizzante che esclude altre possibilità, che mal sopporta ogni antagonismo, il pur minimo contrasto alle proprie idee e ai propri interessi.

Il medico, invece, dopo averci dilettato piacevolmente alla sublime arte della guerra neanche fosse il generale  Sun Tzu, ci racconta che la “libertà non è un diritto e un valore assoluto come certo politicantume e intellettualume composto da minus habentes vi ha fatto credere con la sua retorica da venditori di pentole, questa libertà ce la potete avere perché vi è garantita dallo stato dal quale ricevete una miriade di vantaggi dei quali non siete neanche consapevoli, ma lo stato, che rappresenta l’interesse comune, questa vostra libertà individuale, in nome dell’interesse comune, ve la può anche revocare”.

I padri costituenti gli vomiterebbero addosso per aver espresso tanta miseria.

Quello che questi signori scrivono potrebbe essere smontato pezzo per pezzo, parola per parola e ogni domanda avrebbe una decina di risposte ben argomentate. Ma il pensiero unico non può permetterlo, al punto di minacciare scienziati che non si adeguano in modo convincente, o di portare in tribunale chi fa informazione semplicemente libera, chiedendone l’oscuramento. Sono loro ad avere già da tempo avvelenato i pozzi mentre accusano altri di farlo. Dal pensiero unico al pensiero critico anche e soprattutto ai tempi del coronavirus.

Splendore e morte di Joaquin Murrieta. Lettura per soli adulti

Il Giornalista:

Ma esattamente, quelli che si lamentano con il governo perché non ci dice ancora quando potremo uscire, quali problemi neuronali hanno? Lo hanno capito che siamo dentro una pandemia mondiale? Lo hanno capito che una data non viene data perché NON si può dare? Lo hanno capito che, adesso, ogni legittimo ragionamento di tipo economico muore di fronte all’urgenza dell’emergenza sanitaria? Lo sanno che in Cina e Sud Corea, gli unici paesi con più esperienza di noi in tema di coronavirus, hanno aspettato mesi prima anche solo di ipotizzare una parziale riapertura di fabbriche e negozi? Lo hanno capito che queste sono le settimane chiave, che non ci sarà per almeno un anno un vaccino e per mesi (temo non pochi) una cura, e che quindi se sbagliamo la fase due siamo punto e a capo? Io capisco eccome la paura di artigiani, operai, commercianti, industriali, baristi, ristoratori eccetera. La capisco e mi si stringe il cuore. Ma allo stato attuale non ci sono altre strade. A nessuno piace, ma questa è l’unica via percorribile. Chiunque asserisce il contrario, magari dall’alto di ruoli apicale (politici, giornalisti, influencer di questa fava), dice il falso. Crea illusioni criminali. Avvelena i pozzi. E fa abbastanza schifo.

Il Medico:

Quando un organismo viene attaccato da un agente infettivo esterno, il sistema immunitario prende il comando su tutti gli altri sistemi, tutto viene subordinato ad esso. E’ una cosa un pò come la legge marziale quando siete in guerra, l’interesse generale e la sopravivenza del paese venogno posti al primo piano, le libertà individuali vengono sospese, perché non si può permettere ad ogni coione di fare il caxxo che vuole e di mettere a repentaglio l’interesse generale. Chiaro il concetto?

Ma anche per quello che riguarda un’epidemia vale lo stesso discorso, in guerra arrivano i nemici che hanno una certa divisa, ammazzano, buttano bombe, distruggono ecc un virus è un nemico di altro genere, primo non lo vedi, ma vedi i suoi effetti, e, secondo, a differenza dei soldati nemici, SI MOLTIPLICA.

Quando un organismo viene attaccato da un agente infettivo esterno, nel sangue e negli interstizi cominciano a girare dei brutti soggetti che si chiamano cellule killer (detto in inglese sembra figo e invece se le chiamo in italiano ‘cellule assassine’ sembra una presa per il qulo), queste cellule dal ministero della sicurezza nazionale (sistema immunitario) ricevono un ordine (interleuchine) di far fuori tutto ciò che c’è di sospetto in giro, e queste cominciano a liquidare per esempio tutte le celule che hanno l’aria di aver collaborato con il nemico, cioè il virus.

Tutta questa manfrina per dirvi che la vostra libertà non è un diritto e un valore assoluto come certo politicantume e intellettualume composto da minus habentes vi ha fatto credere con la sua retorica da venditori di pentole, questa libertà ce la potete avere perché vi è garantita dallo stato dal quale ricevete una miriade di vantaggi dei quali non siete neanche consapevoli, ma lo stato, che rappresenta l’interesse comune, questa vostra libertà individuale, in nome dell’interesse comune, ve la può anche revocare, che vi piaccia o no, se no, ci sono le cellule natural killer …

discorso puramente teorico ma serve a chiarire le idee a certi FRESCONI che si lagnano per la perdità delle libertà … a se scoppia una guerra voi cosa fate? Le manifestazioni contro la guerra? Sarebbe come se un gruppo di cellule decidesse in nome di una non ben precisata ‘libertà’ di fare i cazzo che vogliono, queste cellule in natura esistono, si chiamano cellule neoplastiche … poi, vedete voi …

Joaquin Murrieta è morto, ma fate attenzione a quello che sta succedendo nel mondo, perché c’è ancora una speranza.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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