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Splendore e morte di Joaquin Murrieta. Lettura per soli adulti

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Ancora una canzone per Joaquín Murrieta o ‎Murieta, leggendario bandido, che operò in California intorno alla metà dell’800. Per alcuni cileno e non ‎messicano come i più sostengono.‎ In ogni caso, messicano o cileno che fosse, Joaquín Murrieta arrivò in California intorno alla metà dell’800 insieme ‎a migliaia di migranti che inseguivano il sogno di arricchirsi cercando oro. Come era inevitabile la “febbre” ‎fece esplodere le forti tensioni già presenti tra bianchi ed latini. Si narra che Joaquín Murrieta visse sulla propria pelle il razzismo e la discriminazione che i bianchi ‎praticavano non solo di fatto ma anche con leggi inique. Si racconta inoltre che la sua sposa fu ‎violentata e uccisa da un gruppo di gringos. Fu così che Murrieta, vista l’impossibilità di ‎guadagnarsi la vita onestamente e per vendicare i torti subiti, si fece “bandido” e per qualche anno ‎scorrazzò in lungo e in largo per la Sierra Nevada rubando ed uccidendo.‎

Ovvero come si vive nelle nostre città, il sogno infranto della bellezza e della serenità

Come si fa a vivere bene e in buona salute? E’ facile! Ci sono centinaia di manifestazioni interessanti che insegnano a farlo, festival che promuovono il benessere psico-fisico della persona, unendo il tutto ad un discreto allenamento fisico ed emotivo e poi del buon cibo, tranquillità, e un sano divertimento, vita notturna compresa. Venite, affrettatevi, accorrete in massa, la gente è ospitale e gentile. Siamo pezzetti di Pil. Brandelli. Ma ora che il prodotto interno lordo è fermo e il petrolio ora scende, ora sale? Il sogno è finito. Joaquin Murrieta è morto. La ballata scritta dal grande Pablo Neruda; le gesta e la fine del bandito cileno sono narrate e commentate da noi, il coro degli uomini liberi, attraverso la rievocazione di tutti i vari episodi. E’ finito il tempo del finto denaro ottenuto digitando semplicemente i tasti di un computer, delle carte di credito, delle immobilizzazioni immateriali, dei debiti verso istituti previdenziali, dei debiti verso l’erario, dei debiti futuri, dei bilanci, dello sviluppo, della speculazione continua.

Già, la speculazione. La vita basata su una possibilità, dal verificarsi o meno di un evento su cui si è formulata una aspettativa. Vendere e poi aspettare il momento di comprare per poter vendere di nuovo. Immense speculazioni finanziarie che muovono capitali transnazionali con un solo impulso digitale. E poi ancora i mutui, il frigo deve essere pieno, l’inflazione. Sono necessari più strumenti finanziari per rispondere alle aspettative crescenti degli italiani… no ci siamo svegliati da questo sonno delle aspettative crescenti. Il nostro cervello è costantemente bombardato da opinioni, approfondimenti, considerazioni, esami, indagini, ricerche; come bandiere logore al vento vengono alzate a difesa di una associazione, di un partito, di contingenti armati o di persone comunque raccolte per svolgere azione concordi. Ognuno ha il suo fortino da difendere. Ma altre sono già pronte a giurare che quelle sono distorte, confuse, false, date e smentite, basate sul nulla. Le mie sono giuste e vere perché io ho dalla mia parte i fatti. E la gente è letteralmente inebetita da questo continuo blaterare rumoroso. Ci siamo svegliati.

Quando un fatto irrompe nel ronzio televisivo si scatena il putiferio, sempre più simili a ragazzini capricciosi che si azzuffano. Che dire poi delle indagini svolte da organizzazioni tipo Legambiente con l’immancabile collaborazione del Sole 24 ore, sulla qualità ambientale di tutti i capoluoghi di provincia? Qual è la città più virtuosa per quanto riguarda l’ecosistema urbano? Lecco, oppure Trento o Mantova. E il fanalino di coda? Quasi sempre Reggio Calabria, Agrigento o Nuoro. Anche in questo, è evidente il divario tra Nord e Sud, magari con qualche eccezione come la presenza di Milano nelle retrovie della classifica. Naturalmente non manca mai, in queste ricerche, una qualche consulenza scientifica che valuta, esclusivamente, i tanti aspetti che contribuiscono a determinare la qualità della vita urbana: la quantità di smog, la qualità del trasporto pubblico, l’efficienza nello smaltimento dei rifiuti e nella depurazione delle acque, il grado di efficienza energetica, la disponibilità di verde pubblico. Et cetera … et cetera…

Una vecchia recensione del testo di Pablo Neruda pubblicata su Sipario.it

 Il Tempo, 25 aprile 1970

Il palcoscenico raffigura una povera chiesa sconsacrata, squallida e deserta e, tuttavia, evidentemente ancora in grado di accogliere un rito quale che sia. Entra una turba spettrale di guitti famelici e spauriti, dalle maschere pablo-nerudagrottesche: un presente coi segni logori e sordidi di un passato fossile. Al cospetto di un gruppo di operai che li ha seguiti, diffidenti ma non di malanimo, codesti relitti allucinanti di un’arte consunta e degradata, sotto la guida di un non meglio specificato “poeta”, intraprendono a recitare, a celebrare a modo loro, inevitabilmente umiliandola a uno sgangherato musical, l’avventura di Joaquin Murieta, brigante cileno ai tempi della corsa all’oro. Per un frequente processo di mitizzazione popolare, egli è divenuto, nella leggenda, un guerrigliero difensore dei deboli e raddrizzatore di torti e come tale appare nel lungo poema, di un lirismo infuocato, dedicatogli, come dovrebbe esser noto, da Pablo Neruda, sotto il titolo: Splendore e morte di Joaquin Murieta.

Così, però, come risulta, utilizzato per le esibizioni di quegli squallidi comici, agli spettatori proletari, esso non è più il loro eroe: ha perduto il significato giustizialista, rivendicatorio, marxista, là, che deve avere. E, allora, che accade? Accade che la posizione si capovolge: gli spettatori diventano attori e gli attori spettatori: teatro nel teatro a ripetizione. Al cospetto di quella guittalemma narcisistica e spaventata, quei popolani veri condurranno a termine la rappresentazione, incanalandola nel senso giusto, giusto per loro.

Detto telegraficamente, questo è lo spettacolo che, per il Piccolo Teatro di Milano, ha allestito il giovane regista francese, allarmante ma pieno di talento fin sopra i capelli, Patrice Chereau, intervenendo massicciamente sul testo di Neruda, vuoi come “adattatore”, vuoi come vero e proprio coautore, iperpoliticizzando ciò che è, salvi i diritti della poesia, già abbastanza politicizzato nell’originale “canto popolare” del grande poeta cileno, tra parentesi candidato del Partito comunista alle elezioni presidenziali del suo Paese proprio quest’anno. Come al solito, gratta il regista e ci trovi sotto un autore in agguato. Comprensibilmente questa intrusione indiscriminata non è che non provochi squilibri, scarti e cali di stile nel discorso della rappresentazione, specie verso la fine. Quando Neruda, ormai, c’entra e non c’entra più. E tuttavia, una volta rassegnati al principio del regista demiurgo è giusto proclamare a chiare lettere che, accantonando la fin troppo palese faziosità politica che con l’arte non ha niente da spartire, si assiste finalmente a uno spettacolo il quale, per coerenza, rigore, unità stilistica, chiarezza ed efficacia teatrale, si dimostra degno del Piccolo Teatro dell’epoca migliore.

Insieme a un gruppo di travestiti resi ottimi recitanti, partecipa alla rappresentazione un rilevante numero di attori tutti eccellenti – cosa vuol dire la mano di un regista autentico! – che non ho lo spazio per citare. Facciamo che almeno si sappia che le pertinenti musiche, che hanno non poca parte, sono di Fiorenzo Carpi. Quanto, poi, lo spettacolo debba alla lezione pirandelliana credo sia risultato implicitamente più che palese.

 Carlo Terron

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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