UNIONE NAZIONALE INTERPRETI TEATRO E AUDIOVISIVO

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Abbiamo scelto questo nome anche perché la parola INTERPRETE è l’unico sinonimo di ATTRICE/ATTORE che non abbia declinazioni di genere, (una interprete, un interprete) e la questione di genere è un tema sul quale non intendiamo glissare

Interprete o Attore!

L’INTERPRETE VISIBILE (una piccola interpretazione nel senso profondo)

Ora: a prescindere dal fatto che il genere in lingua italiana viene declinato dall’articolo, come il loro stesso esempio dimostra, e non dalla finale della parola (altrimenti dovremmo decidere che il femminile di Farmacista dovrà essere Farmacistessa o roba del genere); a prescindere dal fatto che questa moda di voler indicare per forza il genere femminile quando si è di fronte a un “neutro”, per esempio nelle cariche istituzionali (ministro o sindaco, sono termini neutri, declinati in italiano al maschile per convenzione così come si dice “uomo” per “umanità”), si rivela in realtà ghettizzante per il genere femminile stesso e di rimbalzo per quello maschile; a prescindere dal fatto che non esistono solo i due generi femminili e maschili, ma anche quelli gay e/o trans e/o tutti quelli identificati da un semplicissimo Freud… dunque quante declinazioni dovremo avere?; a prescindere che limitarsi al maschile e femminile vuol dire escludere, ingiustamente, tutti quegli altri generi, ecc. ecc. ecc.
qui, la questione è tutta un’altra e si muove su tre punti chiave.

1 – (quello fondamentale) – La lingua italiana è la sola, con buona pace di tutti ed intendendo fuori concorso il koishan dell’Africa centro-meridionale, in cui la parola ATTORE e la parola TEATRO sono l’una l’anagramma dell’altra.
Non è una simpatica bizzarria della lingua, ma la concretizzazione di un significato profondo che investe in concetto stesso di Teatro, concetto magistralmente sintetizzato da Antonin Artaud (c’è qualcuno che ancora lo legge?), quando egli afferma che
“il teatro E’ il corpo dell’attore”.
Puoi togliere dalla scena qualsiasi cosa, costumi, scenografia, luci… il teatro sarà sempre, ma se togli il corpo dell’attore il teatro non è più. La carne sul palcoscenico, viva, è l’atto blasfemo della ipostasi verbo-carne che perpetuandosi rende il teatro la rivendicazione da parte dell’uomo di una possibilità di eterno, il riflesso sfuggente ma visibile della Verità.
Ecco dunque che il termine ATTORE non è la declinazione maschile di una professione, ma il senso stesso del Teatro in quanto carne dell’uomo, della umanità, che si fa viva e possibile sul palcoscenico. 
Nella lingua italiana, come in nessun’altra, dire ATTORE è dire TEATRO, e dire TEATRO è dire ATTORE. Immaginare che nel termine esista una declinazione di genere discriminante è un atto di profonda ignoranza verso la propria professione.

2 – La parola INTERPRETE è limitante della specificità professionale.
L’attore, infatti, non è solo un interprete di un testo o di una idea registica, è al contempo creatore di un atto artistico, di un’opera artistica che si concretizza nel suo stesso corpo/voce in azione.
Per questo banalissimo motivo si dice che andiamo a vedere (andavamo, sic) la Medea della Mariangela Melato o la Bisbetica di Valeria Moriconi.
Ed è molto probabile che una parte di pubblico andasse a vedere l’artista (maschile o femminile?) Melato o Moriconi indipendentemente dal personaggio che interpretava quella specifica sera, a godere dunque della distinta creazione artistica della signora Melato o Moriconi.
Il termine interprete non comprende la parte creativa che ogni attore, in quanto unicum, porta irrimediabilmente con sé, esso è dunque limitante la visione professionale, e limitativo nella interpretazione giuridica che ci si propone di sottoporre alla Politica.

3 – L’ideologia, e la recinzione del pensiero unico, stanno uccidendo l’espressione libera dell’uomo e di conseguenza la sua libera espressione artistica.
Se si intende rinchiudere l’arte nella gabbia delle mode ideologiche (oggi sono queste, domani chissà quali), il rischio è quello di inibire la potenza stessa della trasgressione e della sperimentazione, della ricerca che ha sempre alimentato la progressione dell’arte, contro il conformismo, contro il potere, contro l’arte consolidata stessa.

Quello che pericolosamente stiamo vivendo è un tempo di codificazione della trasgressione, di inquadramento della sperimentazione e dell’avanguardia che alla fine definiranno solo generi senza alcuna reale creatività, senza futuro, senza più Arte.
Per liberare i generi vanno tolti i limiti, le differenze vanno cancellate non rimarcate, altrimenti si rientrerà in quei totalitarismi che ingabbiano il pensiero e soffocano la creatività e la vita dell’uomo. In questo tempo di politicamente corretto, siamo giunti al paradosso che la tradizione è divenuta la vera sola trasgressione.

Questo perché abbiamo un serio problema con l’ignoranza. Altrimenti sapremmo che Tradizione e Tradire hanno etimologicamente la stessa radice.
Il passato è lì a dirci chi siamo davvero, solo recuperandolo ci salveremo.

Potete leggere per intero l’articolo a questo link e altre info su l’iniziativa de l’attore invisibile
l’interprete visibile

Il blog di Alfonso Liguori che consigliamo di seguire

https://ipocritacivitas.blogspot.com  

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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