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Vita da artista, stipendio da fame

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Stipendio da fame. Improvvisamente abbiamo scoperto che i nostri stipendi sono più bassi della metà rispetto alla media europea. Improvvisamente? Naturalmente no, tutti sapevano. E’ un problema del costo del lavoro ci raccontano, inefficienze e burocrazie rallentano la produzione e aumentano i costi. In realtà paghiamo la stupidità di politici e sindacalisti, le caste per eccellenza, affamati di denaro e di potere, insieme a imprenditori barboni, avidi e ingordi, incapaci di guardare avanti. Le cause sono varie e di facile comprensione, come le possibili soluzioni. E gli artisti, in questa situazione? Che cosa fanno? Ecco come li hanno ridotti.

uno su due guadagna meno di 5000 euro l’anno

di Barbara Ardu’

Il rapporto realizzato da Slc Cgil in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio. Una platea di oltre 130 mila lavoratori: la metà sono attori. Uno su dieci pagato a voucher, solo il 4% ha un contratto a tempo indeterminato. Solo il 17% è riuscito ad ottenere un prestito

Tutti i mali del lavoro precario, non garantito, poco pagato quando lo è, sembrano concentrarsi tra i lavoratori dello spettacolo. Una massa variegata di professionisti del nostro tempo libero che a parte i superstipendiati delle tv, lavorano dietro le quinte, nelle manifestazioni di strada, compresi tutti quei festival e fiere che attirano gente e magari sono finanziati con soldi pubblici.

Sono ballerini, musicisti, attori, comparse, sceneggiatori, autori, drammaturghi, poeti di strada. È la vita dell’artista, vita agra da sempre, ma oggi ancora più precaria e incerta nonostante musica, immagine e spettacolo siano ormai dominanti nella vita quotidiana. Ce lo racconta la prima indagine italiana su questo mondo variegato fatta dalla Fondazione Di Vittorio Cgil, che ha raccolto con questionari on line le testimonianze di chi vive del proprio talento.

E dall’analisi dei dati emergono tutte le storture del nuovo millennio. La metà dei lavoratori dello spettacolo, il 51,4% ha un’entrata annua che non supera i 5.000 euro, il 37,5% si colloca tra i 5 e i 15 mila. E solo un 4,2% può contare su un’entrata oltre i 25 mila. È vero che non lavora tutti i giorni, ma non è una consolazione. E chi non c’è la fa spesso fa un secondo lavoro, quello appunto con cui riesce a far quadrare i conti.

Gli artisti del nuovo millennio riflettono poi tutte le storture del mercato del lavoro italiano e non solo. I compensi per esempio sono anche qui più alti al Nord e nel Centro che al Sud. In fondo allo stivale ben 80,4% guadagna meno di 10 mila l’anno, contro il 75% del Centro e il 77% del Nord Italia. E se ballare modella il fisico in termini economici non rende molto, tant’è che chi piroletta o si scatena sul palco è tra i lavoratori dello spettacolo il meno pagato. Il 90,5% porta a casa in un anno meno di 10 mila euro. Cifra con cui si deve accontentare anche l’80% dei musicisti e  il 78,4% degli attori, star e idoli delle serie TV a parte.

Se la cavano meglio, ma senza strafare, autori,  registi, drammaturghi e scenografi. È uno dei motivi per cui molti hanno un secondo lavoro. Ma non è l’unica ragione. Uno spettacolo finisce e una volta calato il sipario rimane tempo libero che si impegna spesso per arrotondare il bilancio familiare anche perché nel settore i contratti sono tra i più svariati e privi di garanzie. Quello che va per la maggiore è il contratto temporaneo (determinato a progetto o collaborazione). Ma anche il voucher aveva visto una piccola impennata raggiungendo il 9% tra il 2014 e il 2015. Cessioni di diritti d’autore o di immagine sono invece i più frequenti tra chi pensa o costruisce lo spettacolo. I garantiti sono pochi: appena il 4% ha strappato un contratto a tempo indeterminato.

Artisti ma anche cittadini di serie B, perché con garanzie contrattuali come queste banche e finanziarie li guardano male se vanno a chiedere un prestito. E così solo il 17% è riuscito a farsene accordare uno e chissà a che condizioni.  Prestito che a volte può servire come il pane visto che il pagamento arriva a lavoro concluso solo per 1 lavoratore su 4. Uno su 5 viene retribuito entro 3/6 mesi e c’è anche chi aspetta oltre i sei mesi. Una pratica tutta italiana e non solo nel mondo dello spettacolo. La Pensione? Solo il 14% ha un fondo complementare. La copertura sanitaria è un miraggio, così come il divario di genere rimane granitico anche in un mondo che dovrebbe essere aperto al mondo. Tra gli occupati che si portano a casa meno di 10 mila euro l’anno le donne sono l’83,4% e gli uomini il 71,3. È l’Italia.

http://www.repubblica.it/economia/miojob/2017/05/04/news/vita_da_artista_stipendio_da_fame_uno_su_due_guadagna_meno_di_5000_euro_l_anno-164598168/

Numeri Impressionanti, molto peggio di quel che si poteva immaginare.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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