Giovanna al Teatro alla Scala di Milano

Saremmo tentati di scrivere paginoni sulla Giovanna d’Arco di Verdi andata in scena al Teatro alla Scala, ma per farne cosa. Ognuno vede il mondo come vuole, ha il diritto di farlo e riconosce agli altri lo stesso principio. Osservando una situazione tutto quello che una persona vede c’è, esiste in virtù del fatto che la persona stessa l’ha visto. “Occhiali” che gli appartengono e che ha “costruito” nel tempo per vedere la realtà, la sua realtà.

E fu così che Giovanna si trasformò in una ragazzina delirante, non è affatto Giovanna crede solo di esserlo. Forse vorrebbe combattere per Dio e per la nazione, ma poi incontra re Carlo, e guarda un po’ se ne innamora. Ed ecco i Demoni a tormentarla: che fare?  E’ tentata, urla “son maledetta”. Quindi si strugge, poverina.  Non morirà sul rogo, come vuole la storia. Non morirà sul campo di battaglia, come vuole il librettista Temistocle Solera. Morirà consumata: secondo la visione dei signori Moshe Leiser e Patrice Caurier, di professione registi. «La musica è straordinaria, ma il libretto è difficile e incoerente. Per noi francesi non è stato facile misurarsi con un personaggio come questo che non ha nulla a che vedere con la storia», raccontano. Davvero? Il tempo è medievale, cattedrali, corazze e spade, ma l’approccio è onirico, un sogno. Certo, la Giovanna delira e il duo registico vuole entrare nella testa della povera fanciulla per trovare non sappiamo cosa, ma è evidente per loro il fascino della follia, il duetto ne è morbosamente attratto. Infatti, l’azione si sposta «in un Ottocento relativamente semplice, si vede una camera con un letto… Ci sono comunque anche delle armature, perché il suo delirio è medievale, è la voglia di essere Giovanna d’Arco. L’epoca è quella in cui il Dott. Jean-Martin Charcot, un neurologo francese, inizia i suoi studi sull’isteria all’ospedale della Salpetrière a Parigi; sono rimasto colpito dalle foto delle pazienti di Charcot, sono immagini di donne isteriche, con problemi mentali, ed è impressionante fino a che punto rappresentino i diversi stati d’animo di Giovanna d’Arco. C’è una foto in cui la donna ritratta è proprio in uno stato di estasi, di incontro con Dio».

Il mondo è così, occhiali con diverse montature, da sole se vogliamo proteggerci dalla luce, ovvero da una fonte che emana una particolare forma di radiazione elettromagnetica dello spettro del visibile, a corta lunghezza d’onda compresa tra i 430 nanometri e i 475 nanometri; o da vista nel caso in cui la nostra intenzione è vedere meglio e con maggior nitidezza.

Un altro grande drammaturgo, anch’egli francese, Jean Marie Lucien Pierre Anouilh nella sua straordinaria opera “L’Allodola” fa dire alla protagonista: <a cavallo con la spada in pugno, è solo questa Giovanna>.