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Jeanne D’Arc

 

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Jeanne D’Arc

libero adattamento dell’Allodola di Jean Anouilh. Il testo si è volutamente concentrato nella parte dell’epilogo, con la condanna al rogo di Giovanna d’Arco, espressione violenta di punizione per aver rifiutato l’integrazione e l’accettazione passiva di regole che non tengono conto della storia umana e personale, bensì della Ragion di Stato, che pongono gli individui nella condizione di soggiacervi senza potersi mai realmente appellare al diritto all’esistenza, non già solo sul piano oggettivo ma su quello morale, laddove si manifestano l’urgenza della dignità e l’esigenza di esprimere il sé. Drammaturgicamente adattato con l’inserimento di un Coro, che ha la duplice funzione di narrare la vicenda e quella di folla che interviene nella scena, è l’epilogo della straordinaria figura storica della guerra dei cent’anni francese. L’abiura e la condanna di Giovanna, l’intervento di Worwick e Cauchon, non serviranno a salvarle la vita né, tanto meno, quello di una donna del popolo che avrà il ruolo di giudice, speculare a quello di Cauchon. Attori e attrici intervengono nei ruoli già indicati nel testo originale di Anouilh mentre l’accusa rimane circoscritta alla Chiesa che vuole Giovanna al rogo, colpevole di rifiutare l’abiura. Si sono scelte le fasi conclusive del testo dell’autore francese, per via di una palese modernità: la giustizia che può superficialmente giudicare, ed il suo preconcettuale intervento su Giovanna, che trova i suoi echi nell’accusa della Chiesa, occupata nel dogma della fede e nella sua rigida applicazione, piuttosto che nei principi di umanità e di misericordia. L’intervento del Coro/Narratore/Folla, che partecipa in modo sanguigno e violento alla vicenda, auspicando una condanna esemplare da mostrare ai figli quale monito a non tradire ma, in realtà, volgare sete di vendetta e truculenta soddisfazione nella condanna finale. Questi aspetti, ampiamente applicabili a molteplici circostanze attuali, che toccano temi come la diversità, il razzismo, la violenza, la tendenza ad una giustizia sommaria, piuttosto che all’etica e al corso della stessa, rappresentano un cammeo teatrale che vuole essere spunto di riflessione, anzitutto. Giovanna, sarà condannata. L’aver sentito la “voce di Dio” la pone nella sinistra posizione di un’indemoniata che merita, oltretutto, lo scherno e la ridicolizzazione. Figure non impossibili, ai nostri giorni che, viste in singoli casi, potrebbero essere messe, senza alcun dubbio, alla gogna. C’è un modo, per comprendere che la diversità è espressione di per sé penalizzante?

Il copione a cui lo spettacolo fa riferimento è estremamente raro, se non unico, del 1983, e che a sua volta è una traduzione e adattamento che il drammaturgo e sceneggiatore Silvio Giovaninetti fece già negli anni ‘50. Attualmente non esiste alcuna pubblicazione in italiano del testo di Anouilh. 


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La Divina Commedia: ipotesi di un viaggio

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