Green Pass in teatro. Linee guida per l’accesso a un teatro qualsiasi.

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Green Pass in teatro

Cinema e teatri tornano al 100% Il governo approva all’unanimità le riaperture

Via libera del Consiglio dei ministri, all’unanimità, al decreto che allenta ulteriormente le strette anti-Covid, riportando al 100%, in zona bianca, le capienze degli spazi culturali, in primis cinema e teatri, ‘sbianchettando’, tra le altre cose, il rispetto della distanza interpersonale di un metro tra spettatori.

Ecco la triste normativa per accedere in un teatro qualsiasi

L’ingresso è consentito esclusivamente ai possessori di certificazione vaccinale (Green Pass) o con tampone negativo eseguito nelle ultime 48 ore.

Per l’accesso è obbligatorio indossare la mascherina che dovrà essere mantenuta per tutta la durata dello spettacolo e per tutto il tempo di permanenza all’interno degli ambienti del teatro.

Presso il botteghino saranno disponibili dispositivi di protezione (mascherine chirurgiche) di cortesia qualora se ne fosse sprovvisti. Per evitare code e assembramenti si invita il pubblico a presentarti presso il luogo di spettacolo con anticipo rispetto all’orario di inizio.

Green Pass in teatro

SI RICORDA CHE L’ACCESSO È CONSENTITO ESCLUSIVAMENTE AI SOGGETTI MUNITI DI UN DOCUMENTO D’IDENTITÀ VALIDO (AI SENSI DEL D.L. 23/07/21 N. 105) E DI UNA DELLE CERTIFICAZIONI VERDI COVID-19 DI SEGUITO ENUNCIATE :

1 certificazione verde COVID-19, Green Pass in teatro, che può essere rilasciata dopo la somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo fino alla data prevista per la somministrazione della seconda dose (nel caso di vaccino a doppia dose). La certificazione verde ha in ogni caso una validità di nove mesi dal completamento del ciclo vaccinale;

2 certificato di avvenuta guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (validità 6 mesi);

3 essere negativi al test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore. Il test deve essere eseguito da un centro autorizzato, e registrato sulla piattaforma centralizzata Coloro che non fossero in possesso di certificazione verde Covid-19 non avranno il rimborso del biglietto.

DPI – MISURE DI SICUREZZA

Per l’accesso è obbligatorio indossare la mascherina che dovrà essere mantenuta per tutta la durata dello spettacolo e per tutto il tempo di permanenza all’interno degli ambienti dell’Off/Off Theatre. Presso il botteghino saranno disponibili dispositivi di protezione (mascherine chirurgiche), qualora se ne fosse sprovvisti.

ALTRE INDICAZIONI

Per evitare code e assembramenti si invita il pubblico a presentarti presso il luogo di spettacolo con anticipo rispetto all’orario di inizio. Il personale all’ingresso è provvisto di appositi termoscanner per la misurazione della temperatura. Gli spettatori con temperatura uguale o superiore a 37,5° non potranno accedere al luogo di spettacolo. Sanificare le mani utilizzando gli appositi dispenser. I posti assegnati garantiscono il rispetto delle norme sul distanziamento interpersonale. Il pubblico è invitato a seguire le indicazioni del personale di sala e gli avvisi sonori e visivi presenti all’interno dei luoghi di rappresentazione.


Una serena riflessione sulla discutibile normativa del Green Pass in teatro, sperando che chi passa di qui non vomiti i suoi impulsi distruttivi nei confronti di chi contesta il suddetto provvedimento.

E dunque, cominciamo con una semplice domanda: se non c’è, come in effetti non c’è, un obbligo vaccinale, come è possibile ipotizzare un obbligo di munirsi di Green Pass? Si d’accordo, è stato già detto da autorevoli fonti (anche governative) che il Green Pass in teatro, non è altro che uno strumento (ingannevole e ipocrita) per spingere le persone a vaccinarsi anche contro la propria volontà.

Valutiamo in ogni caso la questione.

In assenza di obbligo vaccinale al 100% della popolazione che non può esserci senza una forzatura (e come se c’è bisogno di una forzatura bella robusta) della Carta Costituzionale appare ovvio che non è possibile pretendere che un atto amministrativo certifichi la sanità del soggetto.

Quest’ultima frase è molto importante.

Infatti l’atto amministrativo è, per sua natura, successivo all’atto medico che è quello di sottoporsi al vaccino, e tale atto non può che essere volontario (almeno per il momento)

La Carta Costituzionale e le leggi dello Stato vietano ogni atto medico non volontario e non fondato sul consenso del paziente/cittadino.

Si, ci sono delle eccezioni che, però, non sembrano attagliarsi al caso concreto:

a) la pericolosità del soggetto (come per motivi psichiatrici);

b) la comprovata malattia contagiosa (che deve essere accertata e non ipotetica).

Quindi, prevedere per legge che a certi eventi sociali possano entrare solo soggetti con il Green Pass è “naturalmente” discriminatorio.

C’è altro ancora:

a) le informazioni sulla salute del soggetto sono dati sensibili e non possono essere verificate (e conservate) da chiunque. Chi è il responsabile della privacy in un teatro? Il direttore artistico? Oppure in presenza di un consiglio di amministrazione come nei grandi teatri, il suo presidente? Bene! Non possono in nessun caso (non esiste normativa in proposito) conservare alcun dato sensibile se non quelli (e non sensibili) inerenti alla propria attività.

b) di conseguenza, ammettendo che ci sia un soggetto accertatore, questi non può conservare alcun dato e a un eventuale controllo da parte della forza pubblica non può dire altro che… “Si il signor pinco ha il Green Pass è stato controllato”. La forza pubblica non può accertare la veridicità dell’affermazione proprio perché non è stato conservato nulla di quei dati. Può procedere a una ulteriore verifica se dovesse ritenerlo opportuno. Quando si può fare questo? A fine spettacolo, all’uscita degli spettatori?

c) la non vaccinazione non implica una situazione patologica del soggetto e, quindi, la sua esclusione è atto discriminatorio. Questo è un fatto evidente a tutti e non è difficile capirlo.

Quindi, in un Paese dove non c’è (e non può esserci) un obbligo vaccinale, ci si inventa una CARD che si può dare solo a chi ha completato l’iter vaccinale (con le due dosi, ma si parla già di una terza).

Attenzione, non a tutti i vaccinati, ma solo a quelli che si sono vaccinati da poco; infatti, se il vaccino è troppo risalente il Green Pass non può essere concesso.

Questo perché, come è noto, i vaccini hanno un loro periodo di operatività e scadono di efficacia.

Ergo, non a tutti i vaccinati sarà consegnato il Green Pass.

Il Green Pass, viste le condizioni di base e la mancanza di obbligo vaccinale, è un atto che finisce per discriminare i cittadini in base alle loro scelte personali di vita e di cure. Ciò è illogico e non serve alla prevenzione che invece è il fine principale dichiarato.

A questo punto si dice che, se veramente non si vuole discriminare, si deve fare in modo che il soggetto sano che non intende vaccinarsi sia sottoposto a controllo 24- 48 ore prima dell’evento e possa entrare con queste precauzioni. Altrimenti, si creano appositamente soggetti di serie A e di serie B e questo non è accettabile.

Vi sono almeno altri due profili che meritano attenzione.

Il primo è relativo al fatto che i tamponi devono essere gratuiti come il vaccino poiché altrimenti si crea discriminazione sulla base di una scelta individuale, personale e medica.

Il secondo è che anche i soggetti vaccinati possono contrarre di nuovo il Covid 19, magari sotto forma di varianti, ed essere portatori del virus e quindi ciò inficia tutto il ragionamento basato sul Green Pass.

Quello che non è accettabile è che un soggetto sano sia considerato “untore” per il solo fatto che non si sia vaccinato.

Il vaccinarsi è e deve essere un atto personale proveniente da una scelta personale e non obbligatoria, quindi, non può essere mai fonte di discriminazione.

La libertà è e deve essere un principio assoluto e non una bandiera da esporre ogni tanto. Green Pass in teatro, evviva!

Disubbidire! Ribellarsi! Liberarsi! Realizzarsi! Evolvere! Possiamo farcela

L’attore pirata, that extraordinary experience

Il Teatro, come luogo privilegiato di elaborazione dei linguaggi dell’arte, può assumere un significato simbolico, una condizione di extra-territorialità, un punto di osservazione privilegiato che da all’artista attore la possibilità di rappresentare il mondo, o raccontarlo semplicemente. E’ giusto dire, quindi, che l’attore occupa uno spazio ideale tra il mare aperto, luogo dei “liberi” (rappresentazione metaforica della condizione necessaria e naturale all’essere artista) e la terraferma, luogo e dominio di quello che chiamiamo “sistema”. L’attore come un predone naviga nel grande mare, in movimento sempre, seguendo una tendenza, un carattere, uno stato d’animo, uno spirito, un’atteggiamento, una lacrima, un’inclinazione, un temperamento, un’aspettativa; capriccioso, estroso, balordo, pazzo, frivolo, sporadico, accanito, assennato, assiduo, fermo, immutabile, tenace, instancabile, responsabile, riflessivo, saggio, perseverante, devoto, coerente, devastante… e ancora.

Il teatro, come Arianna a bordo di un sidecar, racconta un’avventura di ribellione agli arconti, i quali rappresentano le norme, le leggi, le regole che abbiamo introiettato e che ci rendono misurabili, prevedibili, governabili. Tutti passiamo attraverso una potente programmazione inconscia – che i più chiamano educazione – la quale, però, non riesce mai a domarci fino in fondo. Una scintilla del fuoco della libertà delle origini rimane sempre accesa in noi e, arrivati a un certo punto, possiamo coltivarla per ritrovare noi stessi e ridestarci da un sonno ipnotico.

Un libro che vale la pena leggere

Lo zen e l’arte della ribellione

a bordo di un sidecar nella fantastica storia di Arianna

Link

https://books.google.it/books/about/Lo_zen_e_l_arte_della_ribellione.html?id=xnU7DwAAQBAJ&source=kp_book_description&redir_esc=y

 https://www.macrolibrarsi.it/libri/__lo-zen-e-l-arte-della-ribellione-libro.php?pn=3448&adw_kyw=&gclid=CjwKCAjwh5qLBhALEiwAioods47JcG1njVYz0c3CbSk-qCQMH3eMhy0igap84cUkoLMWf4YYbvOn4BoCvRAQAvD

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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