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David di Donatello

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 e il cinema parallelo

di Goffredo Fofi

Un articolo di Goffredo Fofi da leggere senza indugio. Qui sono riportati alcuni brani. L’articolo completo lo si trova a questo indirizzo:

http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2016/04/22/david-di-donatello-premi

[..] il cinema si divide in due, oggi più che mai, non solo in Italia: il cinema/merce, dentro un sistema di cui si pasce e che pasce con grande soddisfazione dei suoi esponenti, adeguato al “piano del capitale” nazionale e internazionale e dunque importante come giro di soldi, come strumento di divertimento e indottrinamento di massa (aiutare i cittadini a non pensare è il fine cui lo destinano i padroni dell’economia e i loro servi i politici); e il cinema/arte o ricerca, che cresce ai margini del sistema, che è diverso dal primo non solo economicamente, ma perfino antropologicamente, se si considerano i suoi adepti [..]

[..] La prima è quella “ufficiale”, che a Roma si è consolidata con la fondazione di Cinecittà e la romanizzazione e statalizzazione del cinema, una linea e una scelta e una condanna che sono passate tranquillamente dall’egemonia fascista a quella della sinistra e poi dei suoi residuati istituzionali. Oggi bisognerebbe parlare più di corporazione (e salotto) che di partito, anche se le leggi le hanno sempre fatte nonni e padri e figli e nipoti della stessa corporazione (e dello stesso ambiente sociale e culturale). Nelle corporazioni più influenti si entra, come ogni giovane impara presto, per eredità o per cooptazione, se si è figli della corporazione o si è particolarmente adeguati, nel dna, alle leggi dell’arrivismo. Rarissime anche qui le eccezioni, a sinistra come a destra.

L’attenzione al vero e al bello e la qualità dei risultati sono, di conseguenza, molto più frequenti tra chi sta i margini del sistema che tra chi ne è al centro o negli immediati dintorni, e che impara a elemosinare uno spazio, una visibilità (o osa chiamarsene fuori e ci riesce, date le condizioni imposte dal centro). È questo il cinema parallelo, un cinema che non accetta le regole del sistema e cerca di sopravvivere, ai margini, poveramente, inventando forme e progetti, ma anche spazi, cioè un pubblico altrettanto parallelo [..]

Che altro dire?

Altro di interessante da ricordare

CADAVERI (1941)

Luchino Visconti

Andando per certe Società cinematografiche capita che s’intoppi troppo sovente in cadaveri che si ostinano a credersi vivi. Sarà toccato ad altri, come a me, di incontrarne, e non li avrà identificati lì per lì: perché , quando sono in circolazione, vanno vestiti come me e come voi. Ma quando quel processo di decomposizione, che è in loro nascostamente in atto, diffonde tuttavia un lezzo di guasto che non sfuggirà più a un naso che si sia appena un po’ sperimentato.

Nei casamenti modernissimi dove s’insediano ora certe Società, gli uffici guardano tutti su corridoi lunghi, con tanti usci laterali, e sul battente d’ognuno tante targhette uguali, col nome dell’occupante: un colombario in camposanto.

Mi è accaduto di trovarmi, aprendo uno di questi usci a caso, in presenza di scenette memorabili: un vecchietto saltabeccante per la stanza, smania in preda a una furia ispiratrice sotto lo sguardo di un coetaneo, con barbigli d’antico tacchino, che immoto dietro l’ampio scrittoio di legno chiaro, ne segue le mosse sgranocchiando pasticche di Urotropina, vigilante come il serpente che poi si papperà il coniglio.

Personaggi così si danno appuntamento nelle tarde ore pomeridiane, al termine di una digestione penosa, a inventare libretti di melodramma che già esistono a loro insaputa.

Se vi si è mai presentata l’occasione di dover conferire con qualcuno di codesti signori e di dover esporre, con un filo di ripugnanza, i vostri sogni, le vostre illusioni, la vostra fede, vi avranno contemplato con l’occhio assente del sonnambulo, e in fondo alla loro orbita opaca vi sarà parso affiorasse il freddo della morte.

Avviene in loro, di fronte ai vostri argomenti, come di un certo personaggio di Poe, che, già morto da un pezzo, ma conservato intatto nel corpo da una possente volontà magnetica, questa venendogli d’improvviso a mancare, si corrompe e discioglie in men che non si dica.

Vivono, già morti, ignari del progredire del tempo, del riflesso di cose tutte estinte, di quel loro mondo trascolorato, dove si circolava impuniti sui pavimenti di carta e gesso, dove i fondalini vacillavano al sospirare d’un uscio improvvisamente aperto, dove in perpetuo fiorivano rosai in cartavelina, dove stili ed epoche si fondevano e si confondevano magnanimi, dove, per intenderci, Cleopatre Liberty in toupé vampireggiavano (mettendoli alla frusta ombrosi pezzi di Marcantonii in busto di balene.

Rimpiangono teatrini di posa a tettoia di vetro come le sere dei fiori, gabinetti fotografici alla periferia.

Talvolta li sorprenderete la notte, tra la mezzanotte e l’una, quando, furtivi, e con l’innocenza del convittore che ha tagliato la corda dopo il silenzio, corrono a ritrovare l’amichetto, giovane, che li lasci un po’ piangere nel suo gilè. S’infilano allora su per certe scalette che san di fenolo.

Nel sonno, poi, patiscono terribili incubi: sul far del giorno, svegliati di soprassalto dal fegato, che reclama il suo Schoum, nell’incerta luce della stanza non san più se son vivi ora, o se han vissuto. Non vanno mai al cinematografo.

Che i giovani d’oggi, che son tanti e che vengon su nutrendosi, per ora, solo di santa speranza, tuttavia impazienti per tante cose che hanno da dire, si debbano trovare come bastoni tra le ruote, codesti troppo numerosi cadaveri, ostili e diffidenti, è cosa ben triste.

Il loro tempo è finito e loro son rimasti: e non si sa perché.

Consentano dunque d’essere messi in vetrina, e c’inchineremo tutti quanti siamo. Ma come non deplorare che ancora oggi a troppi di costoro sia consentito di tenere in mano i cordoni della borsa e di fare la pioggia e il bel tempo? Verrà mai quel giorno sospirato, in cui alle giovani forze del nostro cinema sarà concesso di dire chiaro e

tondo: “I cadaveri al cimitero”? Vedrete come tutti accorreremo, quel giorno, a sollecitare qualche imprudente ritardatario, e ad aiutarlo, con tutti i riguardi ( che non s’abbia a far male) a introdurre anche l’altro piede nella fossa.

(“Cinema, v.s., n° 119, 10 giugno 1941, p. 336; riprodotto, tra l’altro, in C. LIZZANI, Storia del cinema italiano 1895-1961, Firenze, Parenti 1961, pp. 444-446; in G. FERRARA, Luchino Visconti, Seghers, Paris 1964, pp. 79-81; in O. CALDIRON, Il lungo viaggio del cinema italiano – Antologia di “Cinema”, Marsilio, Padova 1965, pp. 419-420; in Leggere Visconti, a cura di G. Callegari e N. Lodato, Amm. Prov. di Pavia – Assessorato pubblica istruzione e cultura, 1976).

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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