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La cultura e’ un cane randagio

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La negazione del diritto alla cultura corrisponde alla negazione dell’identità

di Maria Teresa Falbo

Per salvare un cane randagio e ferito serve uno spirito grande e generoso, come quello di un bambino, capace di cambiare per sempre la vita di una creatura che ne aveva proprio bisogno. Allora il ragazzo, per non gravare sui genitori, ha deciso di mettere in vendita l’unica cosa preziosa che credeva di possedere: uno skateboard, il suo gioco preferito.

E’ di tutti i giorni la notizia che riporta episodi più o meno violenti che riguardano i giovani. Che siano molotov fatte esplodere “per gioco”, delitti o atti di vandalismo sorprende e spesso inorridisce che ad esserne protagonisti siano i giovani. La scuola reagisce contro gli atti di bullismo, la famiglia subisce l’onta che la bolla come educatrice inadeguata e la legge reprime e punisce, applicando “tecnicamente” gli articoli del codice penale o civile. In effetti sembra che ormai nessun organismo e nessuna istituzione sia in grado di fronteggiare o arginare non solo i giovani quanto il fenomeno in sé.

Sarà sufficiente la reintroduzione del voto in condotta, il grembiule e ogni altra formula esteriore tesa a rieducare circa il significato di civiltà e disciplina, non come sottomissione ma come rispetto di regole da osservare nel gruppo cui si appartiene? Molti dei giovani in questione, spesso hanno un’età compresa tra i quindici e i diciotto anni. Ciò significa una generazione nata contemporaneamente ad alcune delle guerre ancora in corso e cresciuti con altre, molte altre, esplose durante.

Una cultura della guerra, dunque, che associata alla cultura massmediatica di vendita e diffusione dell’orrore, ci rende tutti sempre meno attenti, isolati, impoveriti di umanità e di cultura, cambiati quasi nel DNA da un’epoca che non sa più contemplare se stessa e che induce, non senza sconforto, a pensare se era meglio l’ottocento liberale europeo, caratterizzato dal dialogo e dal confronto, piuttosto che un’epoca che sembra iperdemocratica, dove “la massa” vorrebbe governare con i luoghi comuni e, si sa, la vita dell’uomo-massa è priva della volontà di progredire e di partecipare ad un processo di evoluzione della società.

Dunque, cresce il bisogno di scuola. Urge. In una società come la nostra complessa e mondializzata sono incrementati il bisogno di istruzione e formazione e di cultura, e pongono la necessità di rafforzare i valori su cui si fonda  la convivenza democratica: libertà, uguaglianza, giustizia, solidarietà, diritti, partecipazione, condivisione, responsabilità. Non vi può essere democrazia senza   possedere gli strumenti e la consapevolezza necessari per farla vivere e crescere. “La Nazione si troverà formata da quel momento in cui, attraverso l’istruzione integrale di tutti i suoi cittadini, sarà diventata capace di verità e di giustizia”, scrive Emile Zola nel romanzo, Verité.

Ne deriva che la cultura è sempre più una risorsa indispensabile per il singolo e per la società. La scuola rappresenta l’istituzione cui il patto costituzionale affida una rilevante responsabilità nel compito di elevare il livello culturale del Paese. Nel diritto/dovere alla cultura di tutti e di ciascuno non è soltanto la scuola però, a fondare il suo principio basilare formando persone in grado di pensare criticamente, di avere conoscenze e strumenti di interpretazione, di conquistare una disciplina mentale che rifiuti le certezze affrettate e il pensiero semplificato. Coerentemente con questi principi, il progetto educativo dovrebbe estendersi alla comunità, porsi oltre l’obiettivo di formare i “cittadini del mondo”, vale a dire una società di donne e uomini capaci di confrontarsi con gli altri,  di valorizzare le differenze, nel dialogo e nel rapporto con altre storie e altre culture.

Istituzioni e cultura un impegno assente

Sostanzialmente, l’impegno delle Istituzioni nella proposta e promozione culturale, dovrebbe essere seria e responsabile affinché l’offerta culturale sul territorio possa permettere un’evoluzione che corrisponda ad una civiltà, ad una identità, dove le condizioni socio-culturali di appartenenza risultino sempre meno determinanti. Ma ciò non accade se in modo sporadico e poco incisivo. Sono pochissimi i luoghi e dunque le occasioni , nei quali i giovani e la cittadinanza possano godere di un’offerta culturale valida ed efficace. Spesso molte strutture sono assegnate non già sulla base di progetti tesi a favorire lo sviluppo culturale della società ma a modellarne il pensiero, essendo destinate a sezioni politiche oppure a circoli sportivi, il cui criterio di fondo è che diventi un bacino di consenso elettorale. Va da sé che ben pochi sono gli spazi utilizzabili, se non a pagamento.

Condizione che trova i cittadini due volte contribuenti. Stessa povertà progettuale anche da parte di molti, se non tutti, i municipi genovesi. Il corso dell’anno è sempre sabbatico e in estate si assiste a sterili e miserevoli spettacoli che non solo alimentano il vuoto culturale ma suscitano tacite ribellioni di chi non sa come difendere il proprio diritto alla cultura. Come ci si difende da chi ha deciso, forse gratis o con il tuo danaro fa lo stesso, che è culturalmente valido il camioncino che quest’estate, a Sestri Ponente, distribuiva minestrone invitando sconcertati cittadini ad uscire di casa con il proprio piatto? Non è forse offensivo e cinico tutto questo, da parte di chi è certo che nessuno mai andrà a sindacare il suo insulso operato? E cosa dire dello spreco per pagare l’uscente protagonista di turno, del defilippiano Amici? O dell’imitatore di un professionista il cui invito svuoterebbe le casse dell’intero Municipio?

L’esibizione con tanto di boa è la squallida cornice di certi politici che , non si sa bene perché, finanziano nullità professionali che creano pericolose involuzioni culturali. Allora, chi tutela il diritto alla cultura? Chi controlla su responsabilità disattese da parte degli enti locali? Chi risponderà del danno dell’immagine, della dignità e del prestigio di una città che è stata Capitale Europea della Cultura? Soprattutto: cosa  è stato  prodotto successivamente,  come iniziative culturali all’altezza del ruolo assunto da Genova?  In questo panorama, dove la cultura è un cane randagio alla mercé di chiunque voglia giocarci o sopprimerlo, non possiamo condividere la demonizzazione dei giovani né l’abbandono della cittadinanza ad un ruolo marginale e non protagonista, come costituzionalmente sancito. Il malcontento sociale, accompagnato da disperazione e problemi gravosi come il bullismo o la violenza da parte dei giovani, sono lo specchio dell’incuria e di una riprovevole condotta politica che agisce indisturbata nei suoi maneggi e nella sua colpevole noncuranza.

Ci sembra eloquente e quanto mai emblematica l’affermazione di Cesare Battisti, politico, nel 1898: “Viver bene ed elevarsi intellettualmente sono due cose che si completano a vicenda; giacché un popolo tanto più cresce in civiltà, quanto più economicamente sta bene e viceversa. Ora non v’è progresso, non v’è civiltà pei popoli che vivono sotto tutela”.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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