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Sior Todero Brontolon

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Il Sior Todero Brontolon è conosciuto da tutti e tutti conoscono il suo carattere inquieto e fastidioso, indiscreto del Sior Todero. Non c’è niente di più scocciante, di più molesto in una comunità, di un uomo che brontola sempre. Il Sior Todero trova a dire su tutto, non è mai contento di niente, tratta con asprezza, parla con arroganza e si fa odiare da tutti.

Il padrone tutto possiede e tutto comanda, cosi era, ma in un’altra epoca, in un’altra storia. Quando la cultura arriva alla decadenza, anche il vecchio Todero Brontolon perde la voce. Altri prendono il suo posto, più subdolamente scontenti, elegantemente lamentosi, imbrottano, rimproverano, riprendono, sgridano. In una civiltà degradata, al suo quasi declino, tutte le qualità che erano tali perché moderate e sobrie diventano difetti spaventosi; così la gentilezza diventa mollezza, il genio follia, lo sfizio diventa nevrosi, la stravaganza maleducazione.

Qualche anno fa, Gianni Amelio in una intervista disse: “La perdita del lavoro somiglia alla perdita dell’anima, è la cosa più crudele che possa accadere ad una persona, e oggi è purtroppo di grande attualità, ma un film non può portare che una piccola goccia d’acqua nell’oceano. Io sono un privilegiato, so che il lavoro costa fatica ma se non facessi il mio mestiere non cascherebbe il mondo, ne cercherei un altro. Ma so quello che è successo a mio padre quando ripetutamente ha perso dei lavori precari quando aveva già una certa età prima del cosiddetto boom economico, ha trovato modo di sistemarsi solo negli anni ’60 ma i venti precedenti sono stati terribili ed io me li ritrovo davanti ogni volta che sono davanti ad un problema concreto”.

Sento parlare di lavoro, e immagino giganteschi altiforni, macchine rumorose chiuse in immensi capannoni accudite da operai sporchi di grasso. Occupazione, produzione, salario, il rischio di perdere il posto di lavoro, la concorrenza, il mercato, il sindacato e lo sciopero; una quantità di parole, ognuna delle quali con un significato decisivo. Possono voler dire molto e niente.

Il segreto è saperle formulare nella giusta combinazione. E questa è pratica del marketing e della pubblicità. Slogan orecchiabili e prodotti dal nome attraente fanno parte della promozione, e voi, cari Signori, sapete come formularli nel modo giusto. Capite, lo so, molto meglio di chiunque altro. Intendo, i signori della cultura e dello spettacolo: quel nucleo ristretto di teatri nazionali, un certo numero di teatri di interesse culturale, dopodiché vengono i centri di ricerca sulle varie discipline, e solo da ultimo le compagnie e i gruppi teatrali in ogni forma e modo costituiti.

Suvvia, lo so benissimo che avete sempre qualcosa di importante da dire. Per quale altra ragione altrimenti organizzate i vostri event, incontri o raduni di vario tipo. In uno di questi ho sentito parlare di disoccupazione e di tagli al FUS; il fatidico FUS, il Fondo unico per lo spettacolo da cui dipendono teatro e musica, danza e circo. “Se” è la parolina con cui avete l’abitudine di cominciare ogni discorso. Vi capisco, eccome! Una piccola parola che esprime condizioni, un fatto il cui intervento è necessario perché un altro fatto possa verificarsi. Afferrato il concetto! Al giorno d’oggi la disoccupazione può colpire chiunque, anche i lavoratori qualificati, dotati di esperienza, affidabili e degni di fiducia. La perdita del proprio impiego è spesso legata a una grande paura di perdere il contatto con il mondo del lavoro e di sentirsi inutili. Infatti, quante persone ritengono di aver subìto discriminazioni durante la ricerca di un lavoro, la principale delle quali spesso risultata essere l’età dei lavoratori.

E nel mondo dello spettacolo? Non vi siete accorti? Molti producono ma non riescono a stare in scena per un periodo abbastanza lungo, (con previdenza e contributi ovviamente da pagare per tutti i dipendenti) senza peraltro ricevere alcun finanziamento pubblico. Come potrebbero del resto. Niente festival, notti bianche o grandi eventi; ma piccole e preziose occasioni di incontro. Tagli al FUS. Lo sgomento è forte, cosi dite. E via con i comunicati stampa. Un buon comunicato è quel che ci vuole, e frotte di giornalisti accorrono per sentire recitare il Credo.

Anch’io ho un comunicato per voi. Per divulgare la notizia tragica che annuncia la scomparsa di un ragazzo di 25 anni nel pieno della sua vita e delle sue soddisfazioni, un avvenimento che inebetisce e sgomenta. Questo si.

Un giovane come tanti. Era il batterista di una band. Una band come tante. Bravo o meno, non ha nessuna importanza. E’ morto in seguito ad un incidente. La band si era appena esibita in un concerto, in uno dei tanti paesini di provincia. Una festa. Questo ragazzo non guidava la macchina. Il giovane musicista attraversava la strada, per raggiungere una discoteca dove era stato invitato insieme alla band subito dopo il concerto per divertirsi un po’, quando è sopraggiunta un auto a forte velocità, guidata da un uomo che è poi risultato positivo all’etilometro.

Siamo come un bimbo smarrito nella foresta durante un temporale, indifesi atterriti increduli e soprattutto impotenti di fronte alla forza devastante di un potere insolente e arrogante. Lo spettacolo deve continuare.

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globetheatre

Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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